Colpo di scena

Glenn Gould

Il corpo del pianoforte

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Tags: Glenn Gould, Radiodramma, RSI




Glenn Gould: il Corpo del pianoforte
Originale radiofonico di Carlo Rafele

Personaggi e interpreti
Glenn Gould - Mario Cei
Anahì - Anahì Traversi
Cecilia - Cecilia Broggini
Musiche eseguite da Andrea Manzoni
Regia Carlo Rafele
Maestro del suono Angelo Sanvido

Produzione RSI 2012


L’arte pianistica di Glenn Gould celebrata per la prima volta attraverso un radiodramma inedito, trent’anni dopo la scomparsa del pianista e compositore canadese, avvenuta a Toronto il 4 ottobre 1982.
La Radio Svizzera Italiana propone “Glenn Gould: il corpo del pianoforte”, radiodramma in 10 puntate scritto e diretto da Carlo Rafele che andrà in onda dal 24 settembre al 5 ottobre dal lunedì al venerdì alle ore 13.30 sulla Rete Due e sul sito Internet www.rsi.ch/dramaradio.
10 puntate per raccontare l’epopea pianistica e solisistica di un pianista contemporaneo chiamato Glenn Gould, mescolando fiction, evocazione storica, documenti sonori.
La sceneggiatura radiofonica privilegia un itinerario di simboli e di avvenimenti significativi (il “mi dissocio” di Bernstein nella storica serata dell’aprile ’62, pronunciato davanti al pubblico esterrefatto; il ritiro dalle sale da concerto a 32 anni; l’atto d’amore verso il microfono e la Tecnica; le originali congiunzioni sonore tra Bach, Wagner e la musica del ‘900) e muove personaggi immaginari che si contendono la sua problematica eredità culturale (due giovani ricercatrici, Cecilia e Anahì, che si mettono sulle tracce di Gould costringendo la sua ombra a rivelare i propri segreti; un Mefistofele afflitto dagli anni - Nicky-Mefisto – che bussa ripetutamente alla sua porta per incitarlo a tornare nelle sala da concerto; un giudice chiamato a comminare una pena per il Gould colpevole di falsificare il sacro patrimonio concertistico attraverso inaudite manipolazioni).
L’innovativo e originale progetto radiofonico vuole provocare la curiosità dell’ascoltatore, accendendo una nuova e diversa prospettiva sulla figura del grande pianista-interprete, cercandone le peculiarità artistiche oltre l’orizzonte anacronistico delle “Variazioni Goldberg”, oltre l’immagine agiografica delle sue prodezze o delle sue eccentricità.

«È un lavoro che vuole affermare e mettere in scena l’immagine di un Gould inedito e inconsueto», spiega l’autore Carlo Rafele, «Un artista che si fa critico della cultura, che affronta il suono e le sonorità da una nuova prospettiva analitica, che rende la musica classica infinito legame con le pulsazioni sonore del presente, che plasma l’avvenire del suono facendo di Bach un nostro contemporaneo, spogliando Beethoven o Mozart di ogni insopportabile retorica, restituendo Brahms e Wagner alla vertigine metafisica, privilegiando compositori meno conosciuti come Ernst Krenek, Paul Hindemith, Orlando Gibbons, William Byrd».

Dopo Gould niente è rimasto come prima. Com’è accaduto per Godard nel cinema, Bacon in pittura, Gombrowicz o Nabokov in letteratura, il pianista canadese ha impresso all’arte della seconda metà del ‘900 un segno inimitabile, costringendo gli ignavi e i sopravvissuti a prenderne atto. Recentemente, il dibattito si è riacceso su parametri nuovi, scavalcando il mito ormai anacronistico delle Goldberg, focalizzandosi su questioni che investono la materialità del suono, il vitalismo concreto del fare musica, il suo infinito abitare la vita quotidiana, investendo quindi la filosofia, dischiudendo nuove frontiere di senso e di significato che quell’esperimento conclusosi precocemente può oggi sospingere.

Così la domanda iniziale continua a scorrere, con rinnovata urgenza: perché suonare Beethoven o Mozart allo stesso modo, ripetendo all’infinito una modalità di approccio che a quel livello può considerarsi ormai risolta? Di nuovo c’è, appunto, la risposta che viene da Gould: «La musica deve iniziare di nuovo, ogni volta, come fosse la prima volta»



Leggi l'intervista a Carlo Raferle su " Il Corriere Musicale"
Leggi l'intervista a Carlo Rafele su " Amadeusonline"


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