COLPO DI SCENA
Da lunedì 1. maggio a venerdì 12 maggio 2017 alle 13:30
Regia di Ugo Leonzio
Con Stefania Graziosi (Emily Dickinson), Lisa Mazzotti (Maggie), Riccardo Peroni (Master Splendini), Mario Cei (Carlo, il terranova), Cinzia Spanò (Sue), Alessandro Quasimodo (Pastore Wadsworth), Adele Pellegatta (Lavinia), Jasmine Laureti (Mabel), Anna Galante (Kate) e con Igor Horvat, Jasmine Mattei, Luca Maciacchini e Lucia Donadio
Presa del suono editing e sonorizzazione Thomas Chiesa
(prod. RSI 2017)
"Io sono nessuno, e tu chi sei?”
(Emily Dickinson (1830-1886), la più grande poetessa di tutti i tempi)
Per diventare la più grande poetessa del mondo bisogna crearne uno nuovo, di mondo, e arricchirlo di immagini, animali, piante, albe, tramonti, personaggi, divinità e paesaggi in grado di abolire il rude confine che divide, per i comuni, comunissimi esseri come noi, la vita e la morte e parlare una lingua nuova, difficile e altamente espressiva che alcuni definiscono, certo un po' sbrigativamente, "poesia".
Ecco, leggendo le 1775 "visioni" che ci trasmettono il mondo nuovo, eterno e inviolabile dentro cui si aggirava Emily Dickinson capiamo che la parola "poesia" Emily Dickinson non l'avrebbe mai trascritta. Molti i personaggi che la sua ispirazione sensuale trasformava in uccelli, in insetti o in fiori e boschi e colline che incontrava nelle passeggiate con Carlo, il suo grosso cane Terranova nero con cui parlava e al quale chiedeva sempre esauditi consigli.
Tutte le cose che Emily vedeva nel suo nuovo mondo, possedevano come ogni autentica visione, un'anima sottilissima; osservandole uscire dalla sua mente per entrare nell'eternità reale e mitica, lei stabiliva nuove relazioni tra terra, acqua e aria, i suoi adorati abitatori. Il giardino della sua mente era un giardino mistico che va ben oltre l'ordine della natura, essendo molto più concreto e passionale, libero da ogni costrizione e proibizione. Il mondo di Emily è segreto e ancora molto, molto inesplorato.
Da una vecchia ricetta medica trovata tra le sue carte, si è scoperto che soffriva di epilessia, che l'abito bianco che indossava sempre quando aveva deciso di non uscire più dalla sua stanza non era un capriccio o un modo per creare il "mito Dickinson", ma semplicemente per non sporcarsi se subentrava una crisi. La malattia doveva restare segreta. In fondo, da viva, aveva pubblicato solo otto poesie, troppo bizzarre per piacere al gusto dell'epoca: lei abitava il futuro.
Ugo Leonzio



