Colpo di scena

Luciano Bianciardi. Una solenne incazzatura

Originale radiofonico di Laura Di Corcia

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Da lunedì 20 a giovedì 30 giugno 2022

Con Daniele Ornatelli (Luciano Bianciardi), Roberta Fossile (Adria), Davide Garbolino (Carlo Cassola), Margherita Saltamacchia (Maria Jatosti), Alessandro Castellucci (Carlo Ripa di Meana), Igor Horvat (Feltrinelli e Vacchelli), Federico Caprara (Indro Montanelli), Luca Maciacchini (Valerio Riva), Cristina Zamboni (Gae Aulenti), e con Dario Sansalone, Matteo Carassini, Rocco Schira, Massimiliano Zampetti, Jasmin Mattei

Regia: Flavio Stroppini

Produzione: Francesca Giorzi

Originale radiofonico di Laura Di Corcia: ascolta qui le puntate

  • Luciano Bianciardi, una solenne incazzatura (1./9)

    Colpo di scena 20.06.2022, 15:30

  • Luciano Bianciardi, una solenne incazzatura (2./9)

    Colpo di scena 21.06.2022, 15:30

  • Luciano Bianciardi, una solenne incazzatura (3./9)

    Colpo di scena 22.06.2022, 15:30

  • Luciano Bianciardi, una solenne incazzatura (4./9)

    Colpo di scena 23.06.2022, 15:30

  • Luciano Bianciardi, una solenne incazzatura (5./9)

    Colpo di scena 24.06.2022, 15:30

  • Luciano Bianciardi, una solenne incazzatura (6./9)

    Colpo di scena 27.06.2022, 15:30

  • Luciano Bianciardi, una solenne incazzatura (7./9)

    Colpo di scena 28.06.2022, 15:30

  • Luciano Bianciardi, una solenne incazzatura (8./9)

    Colpo di scena 29.06.2022, 15:30

  • Luciano Bianciardi, una solenne incazzatura (9./9)

    Colpo di scena 30.06.2022, 15:30

Luciano Bianciardi è forse stato, insieme a Giuseppe Berto, uno fra i più grandi scrittori del secondo Novecento italiano. Entrambi patiscono una sorta di marginalità, dovuta a scelte non in linea. Con il radiodramma “Luciano Bianciardi. Una solenne incazzatura” l’autrice, Laura Di Corcia, poeta e giornalista, ha voluto raccontare al pubblico la grande coerenza di un autore votato per tutta la vita agli ideali della sinistra. Partendo dal suo impegno quando ancora viveva a Grosseto, l’autrice ha seguito il suo percorso, dall’inchiesta portata avanti a quattro mani con Cassola sui minatori della miniera di lignite della Ribolla, nella Maremma, al suo trasferimento a Roma e poi a Milano, assunto alla Feltrinelli. Un impiego che gli stette subito stretto, per allergia ad orari e lavoro impiegatizio. Dopo il successo de “La vita agra”, l’autore toscano aveva la strada spianata, ma un grumo interiore, qualcosa di non facilmente comprensibile lo spinse a rifiutare il successo, anche quello economico. Roboante fu il no che disse a Indro Montanelli, che gli voleva assegnare una rubrica pagata profumatamente sulle colonne del Corriere della Sera (lo stesso giornale che aveva minimizzato le colpe della Montecatini per l’incidente della Ribolla, che costò la vita a 43 persone nel 1954. Per seguire Maria Jatosti, sua amante e compagna da una vita, Bianciardi si trasferì a Rapallo: fu l’inizio della fine. Scontento di sé stesso, pieno di sensi di colpa verso la prima moglie e i figli avuti da lei, iniziò il suo declino. L’alcol lo uccise giorno dopo giorno. Morì in solitudine, dimenticato da tutti. Ma oggi le sue parole sull’onestà di chi scrive e sul ruolo degli intellettuali sono da monito per le generazioni future.

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