Domenica in scena

Il bambino lucertola

dal romanzo di Vincenzo Todisco adattamento radiofonico di Erik Altorfer

  • Radiodrammi
Bambino lucertola

Da domenica 10 a domenica 24 aprile 2022

Con: Jasmin Mattei, Anahì Traversi e Massimiliano Zampetti.
Presa del suono, sonorizzazione ed editing: Thomas Chiesa
Musiche originali scritte ed eseguite da Martin Schütz
Regia: Erik Altorfer
Produzione Francesca Giorzi

Riascolta qui le puntate

  • Il bambino Lucertola (1./3)

    Domenica in scena 10.04.2022, 19:35

  • Il bambino lucertola (2./3)

    Domenica in scena 17.04.2022, 19:35

  • Il bambino lucertola (3./3)

    Domenica in scena 24.04.2022, 19:35

Ripa sarebbe un posto sicuro, ma il bambino lucertola vive nel Paese d’accoglienza, dove è costretto a rimanere nascosto. A Ripa invece, da Nonna Assunta, dove c’è una casa che attende di essere finita, il bambino lucertola corre dietro al pallone, va a caccia di vespe e passa da un abbraccio all’altro. Vincenzo Todisco racconta le vicissitudini di una vita clandestina in un caseggiato pieno di vita, segnata dall’estro infantile e da un’amicizia segreta.
(Nominato per il Premio svizzero del libro 2018)

L’arte può aiutare ad affrontare i problemi, compresi i propri, a scoprire sé stessi in una storia, una canzone, un quadro o a cambiare la propria prospettiva e capire la vita degli altri. Per me, Il bambino lucertola di Vincenzo Todisco è stata una tale esperienza di lettura: un vero regalo. Il romanzo mi si era proposto come un altro pezzo del puzzle per catalizzare il mio impegno con la storia della famiglia di mia moglie e allo stesso tempo con la storia e la politica della Svizzera, la mia patria.
Il bambino lucertola è la storia di una di queste famiglie di stagionali italiani in Svizzera costretti all’illegalità dalla suddetta legge perché i genitori non volevano separarsi dal loro bambino. Come regista di un radiodramma, ero interessato non solo ai ricordi di esperienze private e al contesto storico, ma anche alla straordinaria percezione acustica del bambino che, rinchiuso per anni nell’appartamento, percepisce e conosce il mondo esterno solo attraverso l’udito. Attraverso i muri, le crepe e i buchi, scopre il mondo tramite i suoni, i rumori, identifica le persone attraverso il suono dei loro passi, viene avvertito del pericolo attraverso i colpi. Allo stesso tempo, deve restare tranquillo per non esporre la famiglia al pericolo di espulsione con le sue risate, il suo gioco, i suoi passi.
Durante le registrazioni nello studio, cerco di far confluire nel lavoro con gli attori ciò che spesso posso solo intuire dalla storia della famiglia di mia moglie: l’eterna sistemazione provvisoria, la dipendenza dalla politica, dalla legge e dal mercato del lavoro, il senso di colpa interiorizzato, le canzoni polifoniche, i bei momenti di tempo libero con gli amici in giardino e in montagna.
Le esperienze di violenza sono spesso taciute e raramente se ne parla. Oppure le esperienze si trasformano in immagini, musica, sogni e finzioni. Con la riduzione a tre voci, bambino, madre e padre, solo i diretti interessati hanno voce in capitolo nel radiodramma, parlano di sé stessi come “il bambino”, “il papà”, “la mamma” e attraverso la presa di distanza della terza persona riescono così a parlare di sé. Cambio di prospettiva come scudo protettivo contro il trauma. Le tre voci vengono accompagnate dalla musica appositamente composta da Martin Schütz che sente le voci e gioca con loro e per loro.

Erik Altorfer

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