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Guarire con la sabbia

di Michela Daghini

GERONIMO Filosofia
Martedì 22 settembre 2015 alle 11:35
Replica alle 23.33 e sabato alle 09.00

 

Il gioco della sabbia per accedere alle risorse interiori e risolvere i conflitti che ci fanno soffrire. Per metterci in comunicazione con l’inconscio, dare forma al disagio, trasformare le emozioni in processi cognitivi, e in comprensione. Attraverso le immagini che prendono forma nella sabbia infatti, trovano rappresentazione anche i traumi e le possibilità di guarigione.

Nato nel 1928 a Londra come lavoro terapeutico per bambini difficili con Margaret Lowenfeld, e sviluppato poi dalla terapeuta svizzera Dora Kalff, è stato elaborato e proposto a livello internazionale come metodo di sostegno psicologico partendo dal lavoro come espressione e sviluppo della psicologia analitica di C.G. Jung. Parliamo del Sandwork espressivo, metodo transculturale, prevalentemente non verbale utilizzato in situazioni dove non è possibile accedere ad una psicoterapia individuale. La psicoanalista junghiana Eva Pattis Zoja è tra gli ideatori del metodo, pensato come supporto psicologico in contesti estremi di degrado sociale, attraverso il volontariato e la formazione. La incontriamo.

All'approccio analitico del Sandwork in situazioni estreme è dedicato il volume di Eva Pattis Curare con la sabbia. Una proposta terapeutica in situazioni di abbandono e violenza, per Moretti e Vitali. Sul tema segnaliamo anche L'analisi con il gioco della sabbia, a cura di Paola Rocco, per Franco Angeli editore, e Sandplay: immagini che curano e trasformano, di Ruth Ammann - Vivarium editore.

 

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