Geronimo

Il dado è tratto

Giulio Cesare e il tramonto della Repubblica a Roma, di Claudio Visentin

  • 08.01.2018, 12:35
Lionel-Noël Royer, La resa di Vercingetorige, 1899, particolare (Le Puy-en-Velay, Museo Crozatier)

Lionel-Noël Royer, La resa di Vercingetorige, 1899, particolare (Le Puy-en-Velay, Museo Crozatier)

GERONIMO
Storia e memoria
Lunedì 08 gennaio 2018 alle 11:35
Replica alle 23:33
Replica domenica 14 gennaio 2018 alle 08:35

Un dado rotola. Un solo numero s’impone, tra le diverse possibilità. È l’immagine per eccellenza di una decisione irreversibile, di un verdetto senza appello; ben si applica a quel 49 a.C. quando Gaio Giulio Cesare, reduce dai trionfi nella Gallia Transalpina, si rifiuta di congedare il suo esercito sulle rive del Rubicone e lo varca in armi, disobbedendo a un ordine esplicito del Senato. A cinquant’anni con un colpo d’azzardo Cesare rimette in gioco tutto quanto aveva sin lì guadagnato. Comincia una feroce guerra civile il cui esito resterà a lungo incerto e dipenderà spesso da eventi imprevedibili. Dopo aver attraversato momenti difficili, mostrando tutta la sua intelligenza, la sua determinazione e il suo coraggio, Cesare otterrà la vittoria e il definitivo riconoscimento della sua grandezza, ma non avrà il tempo di goderne i frutti. Le conseguenze delle sue decisioni tuttavia si riveleranno irreversibili: in poco tempo Roma perde per sempre l’antica libertà repubblicana, conquistata nel 509 a.C. con la cacciata dell’ultimo re.

Nel suo nuovo libro lo storico Luca Fezzi ha approfondito nei dettagli quel cruciale momento di svolta, forse il più importante nella millenaria storia di Roma.

Bibliografia: Luca Fezzi, "Il dado è tratto. Cesare e la resa di Roma", Laterza

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