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Bitcoin, criptovalute, Hacking e Anarchismo

di Marco Pagani

Sono passati ormai 10 anni da quando, nel Gennaio del 2009, veniva "minato" il primo bitcoin.

Dieci anni in cui questa geniale invenzione, dovuta a una persona di cui si conosce solo lo pseudonimo, Satoshi Nakamoto, ha cambiato in maniera irreversibile il mercato finanziario internazionale.

Sono tanti i motivi del successo esplosivo del Bitcoin e delle criptomonete in generale: si tratta di forme di pagamento decentralizzate, del tutto svincolate dai poteri centrali e dalle politiche monetarie, in cui tutti i soggetti che entrano nel circuito sono uguali. Un ideale di anarchismo e libertà che è comprensibilmente osteggiato da quelle stesse banche e istituti finanziari che vedono una parte sempre più importante dei loro profitti, e del loro potere, erodersi a favore di questi nuovi sistemi.

Ecco quindi tentativi di correre ai ripari, come quello di Libra: la nuova critpomoneta di Facebook di cui ci siamo occupati pochi mesi fa, che proprio in Svizzera avrà la sua sede centrale e che dovrebbe arrivare sul mercato dal prossimo anno.

Ma il fenomeno Bitcoin è in realtà una piccola parte del mondo, molto più vasto, delle criptovalute; il quale non è altro, a sua volta, che un ramo di sviluppo, uno dei tanti, della crittografia. La quale, ancora, trova il suo terreno di coltura ideale nella sottocultura hacker, che è strettamente legata al pensiero anarchico del terzo millennio. Vi riproponimao, per ricordare i 10 anni dalla creazione del primo Bitcoin, un'intervista che Marco Pagani aveva fatto nel 2018, ad uno degli Hacker più brillanti del mondo: l'italiano Stefano Zanero, che era a Lugano per una conferenza sul pensiero Hacker.

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