IL GIARDINO DI ALBERT
Giovedì 09 marzo 2017 alle 11:35
Replica alle 23:33
Replica sabato 11 marzo 2017 alle 18:00
In replica giovedì 13 luglio 2017 alle 11:35
Fake News e post-verità, trolling e flames, bullismo e complottismo: se la Rete ha reso possibile a tutti di rendere pubbliche le proprie idee come mai prima d’ora, ha anche portato alla luce il peggio di noi.
Mai come oggi la ricerca della verità e di un’informazione attendibile è resa difficile e spaesante. L’oceano di informazioni a cui abbiamo accesso, solcato da grandi e piccoli altoparlanti che urlano incessantemente sciocchezze quando non palesi falsità, è pieno di insidie e trabocchetti, per coloro che ancora cercano la verità dei fatti.
Inevitabilmente questo oceano - in particolare quello dei social network - è anche un ideale brodo primordiale per la nascita e lo sviluppo dei populismi. Ingredienti come la paura (dell’immigrato, dei terroristi, del musulmano, della crisi economica) e le rassicurazioni (costruiamo un muro, alziamo barriere, prima i nostri, ecc.) sapientemente miscelati con il frullatore dei social network, ottengono una popolarità e una diffusione enormemente amplificate, e difficilmente prevedibili.
Ecco perché è importante riflettere non solo sulle cause che portano il populismo a diventare sentimento di maggioranza, ma anche interrogarsi seriamente sulla responsabilità dei mezzi, grazie ai quali il populismo stesso oggi nasce, cresce, prospera e si diffonde.
Su questa relazione, e su come le stesse relazioni sociali tra esseri umani siano mutate con la nascita dei social network, sentiremo il parere del filosofo Gino Roncaglia, docente di informatica applicata alle discipline umanistiche, tra i massimi studiosi nel campo dell’editoria digitale e della cultura della rete.