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Icecube: sotto i ghiacci del Polo Sud a caccia di neutrini

a cura di Clara Caverzasio e Marco Motta

Il giardino di Albert
Sabato 27 febbraio 2016 alle 18:00

Replica domenica 28 febbraio 2016 alle 10:35

 

Sono le più abbondanti, e nello stesso tempo le più sfuggenti e misteriose fra le particelle che esistono in natura. Non ce ne accorgiamo, ma ne siamo letteralmente sommersi. Sono i neutrini: particelle quasi invisibili, pressoché prive di massa, che ci giungono inalterate dalle profondità del cosmo. Perciò, a saperle interrogare potrebbero raccontarci molto non solo della struttura della materia ma anche dell’evoluzione dell’universo. In questi anni ci hanno provato in molti, con gran dispiegamento di strumenti sofisticatissimi piazzati nei luoghi più assurdi ed estremi: persino sotti i ghiacci del Polo Sud. Un territorio dalle condizioni estreme, abitato da comunità di pinguini e da sparuti gruppi di scienziati di molti paesi del mondo che vi svolgono diversi esperimenti. Tra questi quello che stimola maggiormente l'immaginazione è Icecube, un rivelatore di neutrini ad altissima energia operativo dalla fine del 2010, costruito a un chilometro e mezzo di profondità nel ghiaccio antartico per tentare di catturare queste particelle che stanno giocando sempre più da protagoniste in diverse aree della fisica. Anche perché i neutrini portano ancora con sé le impronte primordiali della formazione dell’universo. E certamente non hanno ancora finito di sorprenderci. Ce lo raccontano gli ospiti del Giardino di Albert di sabato 27 febbraio al microfono di Marco Motta: Paolo Desiati, fisico dell'università di Madison nel Wisconsin, da dove ha seguito la nascita, la costruzione e i primi successi di Icecube, e Francis Halzen, fisico belga trapiantato anche lui da decenni nel Wisconsin, incontrato a Berna dove proprio per le ricerche condotte con Icecube gli è stato conferito il premio Balzan.

 

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