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Il fascino dell'invisibile

a cura di Clara Caverzasio

Il giardino di Albert
Sabato 09 aprile 2016 alle 18:00

Replica domenica 10 aprile 2016 alle 10:35

Chi potrebbe negare l’esistenza di geni, virus, galassie? Eppure non sono visibili: così come tante altre cose che conosciamo ma di cui abbiamo solo esperienza indiretta. In realtà l’invisibile permea la nostra vita. Conosciamo solo il 4% del nostro universo: tutto il resto è ignoto, invisibile. La nostra stessa esistenza è determinata da ciò che non possiamo vedere nemmeno con le più sofisticate tecnologie odierne.
Il tema dell’invisibile ha sempre esercitato un grande fascino sul genere umano. Fin dall’antica Grecia, in cui era tra le prerogative di alcune figure mitologiche. Nel Medio Evo i libri di magia forniscono ricette per diventare invisibili. Bisogna arrivare al Rinascimento per veder comparire l’idea di una “magia naturale” e non visibile ma che è possibile studiare: quelle forze invisibili che esistono in Natura e che sono causa della maggior parte di ciò che accade. Come la gravità, definita dallo stesso Newton “forza occulta”.

Dai miti greci ai carri armati mimetizzati, dal “Signore degli Anelli alle nuove frontiere della fisica e della tecnologia: del fascino ambivalente dell’invisibile si è occupato per vent'anni Philip Ball, uno dei piú noti e apprezzati divulgatori di scienza al mondo, autore di “L’Invisibile. Il fascino pericoloso di ciò che non si vede (Einaudi), una cavalcata tra letteratura, mito e scienza. Già, perché il rapporto tra scienza e invisibile riguarda in fondo il metodo stesso della ricerca scientifica, in cui c’è una continua dialettica fra ciò possiamo toccare con mano e ciò che ci limitiamo a intuire, dimostrare, dedurre. Se ne parla nel Giardino di Albert di sabato 9 aprile con il genetista Edoardo Boncinelli e il filosofo della scienza Telmo Pievani, che cercheranno di rendere un po’ più visibile l’invisibile della e nella scienza.

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