IL GIARDINO DI ALBERT
Giovedì 08 giugno 2017 alle 11:35
Replica alle 23:33
Replica sabato 10 giugno 2017 alle 18:00
In replica giovedì 24 agosto 2017 alle 11:35
Come nasce il linguaggio nell’uomo? E perché, così come lo intendiamo noi esseri umani, è una prerogativa della nostra specie? È uno dei grandi misteri, una delle più affascinanti tra le domande aperte della scienza moderna. 50 anni fa il grande linguista Noam Chomsky invitava a “ignorare il problema di come è nato il linguaggio e di quali sono i suoi meccanismi cerebrali, perché va ben oltre la possibilità di una seria indagine scientifica”. Un consiglio che da tempo non viene più seguito. Nemmeno dallo stesso Chomsky che continua a giganteggiare nel campo della linguistica grazie proprio alla sua teoria della grammatica universale, con cui cerca di spiegare la nascita del linguaggio umano. In sostanza, rigettando le teorie evoluzioniste, Chomsky sostiene che i cuccioli d'uomo nascerebbero con uno schema innato, un istinto del linguaggio, che consente loro di apprendere qualsiasi lingua. Gli studi sul campo hanno però smontato questa teoria, valida per molte lingue europee ma non per le altre. Le teorie alternative sono molte e quasi tutte evoluzionistiche. Ad esempio l’ipotesi dell’esistenza di un protolinguaggio, molto rudimentale, composto solo da parole e privo di grammatica, la cui comprensibilità è legata al contesto, e da cui si sarebbe sviluppato il nostro linguaggio complesso. O l’idea dell’exaptation, sostenuta tra gli altri dal neuroscienziato Vittorio Gallese (uno degli scopritori dei Neuroni Specchio), secondo cui il linguaggio deriverebbe dall’evoluzione di organi originariamente nati per funzioni diverse. Come le corde vocali, che in origine erano pieghe della laringe che proteggevano i polmoni dai rigurgiti di cibo.
Teorie che secondo alcuni non fanno luce sulla questione di fondo: attraverso quali meccanismi è emersa la complessità insita nel nostro linguaggio? C’è chi tenta di rispondere, in un approccio inedito, applicando modelli matematici allo studio della complessità. Come Alessandro Treves, neuroscienziato che insegna Basi Neurali dell'Apprendimento alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste. Approfondiremo il discorso, sia con Vittorio Gallese che con Alessandro Treves, nel “Giardino di Albert” di giovedì 8 giugno.