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Oltre l’umano? Suggestioni per l’uomo che verrà

a cura di Clara Caverzasio e Fabio Meliciani

Il giardino di Albert
Sabato 14 maggio 2016 alle 18:00

Replica domenica 15 maggio 2016 alle 10:35

Cyborg, ovvero cybernetic organism, organismi cibernetici in cui la componente biologica e quella tecnologica si fondono. Il cinema fantascientifico ne è pieno: dal cyborg indistruttibile di "Terminator’" al detective dal braccio robotico di "Io, robot’" dalla bellezza androide del film di Fritz Lang "Metropolis" al corriere di dati protagonista di "Johnny Mnemonic". Ma in questo esclusivo club ormai possiamo annoverare anche persone vere come il prof. Kevin Warwick: vice-Chancellor alla Coventry University in Inghilterra, è stato il primo a inserire microchip e sensori nei nervi del braccio, arrivando a muovere una mano robotica a distanza. Certo, personaggi come Warwick precorrono i tempi, esplorano strade sconosciute, estremizzano le possibilità offerte dalla tecnologia e ci mostrano come l’essere umano sia in grado di trasformare se stesso consapevolmente, a un livello che non trova pari nel passato. All’insegna della ‘velocità’ e della ‘tecnologia’, due parole chiave per capire come sarà l’uomo del futuro: transumano o postumano, tema caro all’antropologa Daniela Cerqui dell’Università di Losanna, da anni impegnata nello studio del rapporto uomo-macchina. Ma c’è anche chi, come il neurobiologo Lamberto Maffei (accademico dei Lincei) autore de’ Elogio della lentezza, invita a un nuovo umanesimo, perché il cervello è una macchina lenta, anche se si muove nell’ambito dei millisecondi, mentre la tecnologia è veloce, pronta all’uso; l’uomo no, se non nelle sue reazioni istintive volte a garantire la sua sopravvivenza. E questa nostra ossessione per la velocità, spiega Maffei, sta inducendo modificazioni permanenti nelle nostre connessioni cerebrali, rendendo di fatto impossibile il ragionamento riflessivo a vantaggio di semplici automatismi. Nel Giardino di Albert di sabato 14 maggio l’antropologa e il neurobiologo, intervistati da Fabio Meliciani, ci proporranno una riflessione su di noi, sui nostri limiti e sull’uomo che verrà.

 

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