Il giardino di Albert

Scienza e Buddismo

di Clara Caverzasio

  • 13.12.2014, 19:00
Un Monaco buddista tibetano risponde a una domanda visualizzata sullo schermo del proiettore durante una lezione in un complesso educativo in Sarah, India

Un Monaco buddista tibetano risponde a una domanda visualizzata sullo schermo del proiettore durante una lezione in un complesso educativo in Sarah, India

  • Keystone
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Un Monaco buddista tibetano risponde a una domanda visualizzata sullo schermo del proiettore durante una lezione in un complesso educativo in Sarah, India

Scienza e Buddismo

Il giardino di Albert 13.12.2014, 19:00

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Uno degli aspetti più interessanti della diffusione del Buddhismo nell’Occidente è l’alto numero di scienziati che hanno preso a partecipare ai dialoghi tra scienza e Buddismo; in particolar modo quelli promossi dall’attuale Dalai Lama, il quale nel 1987 fondò a questo scopo l’Istituto Mind and Life che inizialmente si concentrò sui temi della mente e della coscienza, su cui il Buddhismo aveva già indagato per due millenni, e ai quali invece la scienza occidentale si era avvicinata di recente. Tuttavia, anche a causa della viva curiosità del Dalai Lama per la scienza in generale, le conferenze annuali si estesero rapidamente ad altre discipline, prima fra tutte la fisica, anche perché in questo ambito gli scienziati avevano dimostrato da tempo il loro interesse per le filosofie orientali. Già nella metà degli anni ’30 il fisico e matematico danese Niels Bohr, premio Nobel per la Fisica nel 1922 per il suo contributo essenziale nella comprensione della struttura atomica, in un suo viaggio in Cina, rimase molto colpito dalle filosofie orientali e capì che forse bisognava passare attraverso questo tipo di approccio filosofico per poter descrivere in maniera più adeguata quello che la meccanica quantistica stava scoprendo: per esempio che anche a livello di particelle elementari ogni cosa è legata a tutto il resto, così come le filosofie orientali, prima fra tutte il Buddismo, andavano dicendo da secoli. Ma è con il celebre volume del fisico Fritjof Capra, Il Tao della fisica, del ’75, che le affinità tra il quadro che emerge dalla fisica contemporanea, e gli insegnamenti delle religioni orientali, in particolare il Buddismo, si fanno più chiare e articolate.

Di scienza e Buddismo, del possibile dialogo e dei punti di contatto tra questi due saperi così diversi, parliamo nel Giardino di Albert di sabato 13 dicembre, con lo stesso Fritjof Capra e con Pierluigi Luisi, dal 1970 docente di Chimica Macromolecolare al Politecnico di Zurigo, membro fin dalla sua fondazione dell’Istituto Mind and Life.

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