(iStock)

Siamo tutti orsi polari

a cura di Clara Caverzasio

Il giardino di Albert
Sabato 28 novembre 2015 alle 18:00

Replica domenica 29 novembre alle 10:35

Una femmina di orso polare, ridotta pelle ed ossa, abbarbicata su quel rimane del ghiaccio della banchina divorata dal riscaldamento globale. La foto di Kerstin Langenberger è già diventata un simbolo del global warming. “Siamo tutti orsi polari”, recita una singolare campagna pubblicitaria per prodotti “biodegradabili e sostenibili”, realizzati a partire dalle loro pelli. Una provocazione, naturalmente: i ghiacci polari sono uno dei termometri più evidenti dello stato di salute del pianeta. Quelli delle Alpi nel 2015 si sono ridotti di due metri, il doppio rispetto alla media annuale. Viste le dimensioni dei nostri ghiacciai – 30 o 40 metri di spessore –  il conto è presto fatto: entro il 2050 gran parte del ghiaccio alpino sarà scomparso, cambiando il paesaggio e diminuendo non solo l’attrattività turistica ma anche la disponibilità d’acqua per l’agricoltura e per la produzione idroelettrica, e ponendo problemi di stabilità dei terreni. Nel Giardino di Albert di sabato 28 novembre, a due giorni dall’inizio della Conferenza sul clima di Parigi, seguiremo il destino degli orsi polari e del loro ambiente per capire come sta il nostro pianeta e con esso noi umani, che rischiamo di fare la fine di goffi e ottusi dinosauri. Con Clara Caverzasio, il climatologo e glaciologo Luca Mercalli e uno dei massimi esperti di paleoclimatologia, Massimo Frezzotti, responsabile dell’ European Project for Ice Coring in Antarctica.

 

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