Il buon proposito per il 2026 è abbandonare lo scrolling come abitudine automatica. Non per moralismo, ma perché è un gesto automatico che consuma attenzione senza restituire vero appagamento.
Come osserva Mary Harrington nell’articolo “Thinking Is Becoming a Luxury Good”, la crisi della concentrazione non è solo individuale: è collettiva. Viviamo in una cultura dominata da contenuti di breve durata e immagini, che rende sempre più faticoso leggere e pensare in profondità.
L’attenzione è un’abilità che si allena, e l’ambiente digitale funziona come junk food cognitivo. Difenderla, oggi, significa difendere la complessità.
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