Caronte: il guardiano infernale

di Sonja Riva

Nel III canto dell’inferno è appena iniziato il viaggio di Dante, che varcata la porta infernale e superata la lunga schiera degli ignavi, incontra il primo guardiano infernale, Caronte. Dante ce lo racconta come un vecchio,” bianco per antico pelo” e ”con occhi di bragia”. Ispirandosi a Virgilio e al suo VI libro dell’Eneide. Ma chi è Caronte?

 

Nella religione greca e romana Caronte era il traghettatore dell'Ade: trasportava i nuovi morti da una riva all'altra del fiume Acheronte. Successivamente la figura di Caronte, passa nel mondo etrusco, diventando la personificazione della morte stessa.

 

Nella mitologia greca, Caronte o Kharon (che significa “ferocia illuminata") è il traghettatore dell'Ade. Sulla sua barca trasporta le anime attraverso l'Acheronte, il fiume che divide il mondo dei vivi da quello dei morti. Il Caronte dantesco invece, è colui che, sgrida le anime picchiando con un remo coloro che si attardano sulla riva. Troviamo inoltre Caronte nel contesto del Giudizio Universale di Michelangelo, che evoca proprio il racconto dantesco anche con questo demone ritratto mentre dalla sua barca percuote con il remo le anime più restie, Caronte insomma anche nella Divina Commedia è un personaggio solo in apparenza minore, e si rivela fondamentale per lo snodo narrativo dell’opera dantesca.

Ne parliamo con Maria Antonietta Terzoli, docente di letteratura italiana all’Università di Basilea, Alessandra Forte ricercatrice del dipartimento di lettere alla Scuola Normale Superiore di Pisa e Maurizio Sannibale, curatore del reparto etrusco italico ai Musei Vaticani.