Essere apolidi può diventare un’occasione. Lo dimostrano i primi due protagonisti della nostra settimana di recensioni a Sherazade. Apriremo la serie con il nuovo album di Piers faccini. Un duo nobilitato dal violoncello di Vincent Segal e dalle armonizzazioni della chitarra acustica di Faccini, il quale si disimpegna egregiamente anche alla voce. Faccini è un cantautore britannico di padre italiano e madre inglese che ha vissuto in Italia, in Francia, negli Stati Uniti e che nella sua musica fa convergere le molteplici influenze della sua frastragliata biografia. Un po’ quello che succede a C.W. Stoneking, cui dedicheremo la recensione di martedì. "Gon’ Boogaloo" è un album che racchiude le ultime invenzioni di questo musicista australiano che guarda all’America degli anni venti e trenta con la curiosità di un antropologo creativo. Ripropone atmosfere sonore che sembrano arrivare da un vecchio musicista di New Orleans, di Chicago o di Atlanta e invece arrivano da un quarantenne di Catheryne, nel nord dell’Australia...Con un’antologia, quella che prenderemo in esame mercoledì mattina, entreremo nei gangli discografici di uno dei più rappresentativi gruppi della scena folk pugliese: i Ghetonìa. Diverso il profilo dell’album di giovedì: la riedizione completa dei concerti di un tour giapponese del batterista afroamericano Art Blakey. Un campione del drumming jazz e della sua declinazione hardbop. Due i concerti presi in esame da questa edizione discografica: siamo nel gennaio del 1961 e al fianco di Blakey si ritrovano partner strumentali eccelsi come Lee Morgan, Wayne Shorter, Bobby Timmons e Jymie Merritt. Una voce ancestrale, intensa e toccante, per chiudere la settimana. E’ quella del cantante maliano Kassé Mady Diabaté. Ballate ossessive e lancinanti, liriche ed eteree, a volte rese con un corredo strumentale molto scarno, altre volte un po’ più strutturato e complesso. Sempre però interpretate con l’intensità di un artista che ha ben presente il legame con la propria terra, con la matrice etnica dei suoi avi, con il profilo geografico dei luoghi della sua giovinezza. A dimostrazione del fatto che essere può essere un’occasione, ma anche sapere bene dove sono le proprie radici non solo non è un handicap, ma può diventare un serbatoio inesauribile.
Lunedì 17 novembre 2014
Piers Faccini & Vincent Segal “Song of Time Lost"

La Recensione 17.11.14
La Recensione 19.11.2014, 14:26
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Martedì 18 novembre 2014
C.W. Stoneking "Gon’ Boogaloo” King Hokum Records

La Recensione 18.11.14
La Recensione 19.11.2014, 14:28
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Mercoledì 19 novembre 2014
Ghetonìa “Mar l’Acqua - Agapiso - Malìa”

La Recensione 19.11.14
La Recensione 19.11.2014, 14:28
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Giovedì 20 novembre 2014
Art Blakey and The Jazz Messengers “Tokyo 1961"

La Recensione 20.11.14
La Recensione 20.11.2014, 12:10
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Venerdì 21 novembre 2014
Kassé Mady Diabaté “Kiriké”

La Recensione 21.11.14
La Recensione 28.11.2014, 09:54
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