Cosa resta di una persona dopo trentadue anni di carcere? E cosa succede quando, una volta ottenuta la libertà, non esiste più un luogo in cui tornare?
Con questa storia entriamo in uno degli spazi più invisibili e meno raccontati del conflitto israelo-palestinese: le prigioni israeliane. A guidarci è la voce di Nasser Abo Srour, scrittore e poeta palestinese che ha trascorso oltre metà della sua vita dietro le sbarre e che oggi vive in esilio. Ma questo è anche un viaggio dentro le fratture della società israeliana. Accanto alla testimonianza di Nasser c’è infatti quella di Yair Dvir, portavoce di B’Tselem, storica organizzazione israeliana per i diritti umani che da anni documenta e denuncia le violazioni commesse da Israele nei territori occupati. Nel suo più recente report, Living Hell, pubblicato come aggiornamento del precedente Welcome to Hell, l’organizzazione raccoglie decine di testimonianze di ex detenuti e descrive il sistema carcerario israeliano come una rete di campo di tortura e un luogo segnato da violenze sistematiche, isolamento e progressiva disumanizzazione.
Attraverso due testimonianze il “Laser” cerca di illuminare ciò che avviene dietro muri sempre più impenetrabili: il carcere come strumento di controllo, il confine sottile tra punizione e annientamento, il modo in cui una società in guerra ridefinisce il valore stesso della vita umana. E pone una domanda che attraversa tutto il racconto: quando il mondo smette di guardare, chi resta a testimoniare?
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