Covid ha insegnato un po’ a tutti che la nostra salute è strettamente correlata con quella dell’ambiente che ci circonda. Ed emergenze precedenti come quella della mucca pazza già ci avevano mostrato quanto legate potessero essere salute umana e animale. Termini come epidemiologia e zoonosi ci sono diventati meno oscuri, e abbiamo iniziato a considerare la tutela della nostra salute come una questione che non tocca solo ciò che mangiamo e respiriamo. Certo la medicina moderna già alla fine dell’800 ha iniziato a studiare le somiglianze tra le malattie umane e veterinarie, ma è solo negli ultimi decenni che il concetto di One Health – salute unica – è entrato a far parte del dibattito internazionale. L’OMS lo definisce come “un approccio integrato e unificante che mira a equilibrare e ottimizzare in modo sostenibile la salute delle persone, degli animali e degli ecosistemi”. La vera sfida però consiste nel trasformare questo approccio in pratiche e collaborazioni concrete che consentano delle prese a carico multidisciplinari.
In questo “Laser” abbiamo esplorato, con pionieri come Jakob Zinsstag e attori del territorio come il medico cantonale Giorgio Merlani, Eleonora Facio e Francesco Origgi, come i principi di One Health si traducano in collaborazioni efficaci.
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