A trentacinque anni dalla nascita dell’Orchestra Italiana, in una lunga intervista rilasciata ad Alessandro De Rosa, Renzo Arbore ripercorre una delle avventure artistiche più significative della sua carriera: il progetto che dal 1991 ha restituito centralità internazionale alla canzone napoletana, portandola dai grandi teatri europei al Radio City Music Hall o alla Carnegie Hall di New York, dalla Cina al Sud America, attraverso oltre 1’600 concerti in tutto il mondo.
In un avvincente percorso in due puntate, Arbore racconta la genesi dell’Orchestra Italiana, nata quasi per caso da una richiesta legata a una visita ufficiale di Raissa Gorbaciov in Italia. Da quell’intuizione prese forma un progetto culturale che, contro ogni previsione, avrebbe contribuito a recuperare e valorizzare un patrimonio musicale che rischiava di essere dimenticato. Nel corso della conversazione emergono anche le difficoltà affrontate negli anni: le accuse di “cartolinismo”, le critiche da parte della cultura napoletana e la diffidenza verso un’operazione considerata da molti nostalgica. Con il passare del tempo, però, quelle stesse canzoni sono tornate al centro dell’immaginario collettivo, spesso attraverso gli arrangiamenti ideati dallo stesso Arbore e dalla sua orchestra.
L’intervista offre inoltre uno sguardo inedito sul lato umano di questa esperienza: il ruolo decisivo di Adriano Fabi e Adriano Aragozzini, la vita in tournée, i successi internazionali, i momenti più difficili e il legame costruito in trent’anni tra musicisti e pubblico. Accanto al racconto dell’Orchestra Italiana trova spazio anche Mettetevi comodi. Vita, peripezie e tutto il resto (Fuori Scena Editore – RCS), il libro realizzato con Andrea Scarpa, nel quale Arbore ripercorre in forma organica una vita straordinaria tra radio, televisione, musica, cinema, incontri memorabili e avventure spesso incredibili.
Un’autobiografia che diventa anche il racconto dell’Italia degli ultimi sessant’anni attraverso lo sguardo di uno dei suoi protagonisti più originali. Il risultato è il ritratto di un artista che, al di là del successo televisivo, rivendica il valore di un percorso musicale e culturale capace di lasciare un segno profondo nella storia dello spettacolo italiano ed internazionale.
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