Oggi, la storia
Martedì 22 marzo 2016 - 07:05
La data di oggi suona familiare nelle orecchie di tanti che spesso si recano nella vicina Lombardia: molte città come Busto Arsizio o Gallarate hanno una “Via XXII Marzo”, persino Venezia ricorda questa data. A Milano il “Corso XXII Marzo” inizia da “Piazza Cinque Giornate” e infatti si tratta dell’ultimo giorno delle insurrezioni milanesi contro Radetzky, quando gli austriaci furono costretti a lasciare (per il momento) la città. In questo impegno i milanesi furono aiutati da tanti volontari esterni, tra cui anche molti ticinesi.
Le Cinque Giornate ebbero inizio quando, sull’onda della notizia delle insurrezioni rivoluzionarie in tutta l’Europa, il 18 marzo 1848 una manifestazione inizialmente pacifica contro alcune misure repressive dell’Austria si trasformò in un conflitto armato in cui i milanesi si servirono delle barricate mobili per rimediare la loro inferiorità a livello militare.
Alessandro Manzoni pubblicò in quei giorni una poesia che aveva già steso nel 1821 quando trapelò la notizia di un vicino intervento delle truppe piemontesi per liberare la città. Intitolata pertanto “Marzo 1821”, divenne a pieno titolo l’interpretazione manzoniana delle Cinque Giornate. Con il suo appello centrale che «abbia fine il perverso diritto del più forte» egli non esalta la violenza ma reclama per i milanesi ciò che sono le esigenze minime di ogni giustizia. Il trionfo dei milanesi, sigillato dalla bandiera tricolore in Porta Tosa (poi Porta Vittoria) 168 anni fa, si inserisce per Manzoni quindi nella realizzazione provvidenziale della giustizia, e ci ricorda i valori su cui l’Europa moderna è costituita.
E così è più il significato manzoniano di questa giornata che non il suo passato rivoluzionario a conferirle un valore attuale. Proprio questa frase fu utilizzata nei giorni scorsi in riferimento agli avvenimenti tragici ai confini dell’Europa che per i movimenti migratori si trovano ormai al suo pieno interno. Il ministro austriaco degli esteri, Sebastian Kurz, difese il suo appello per una politica europea comune nei confronti dei migranti con il monito che non debba valere il “diritto del più forte”: una logica infatti spesso inavvertita che sacrifica deboli, donne, bambini, o chi non riesce a pagare i trafficanti. Con queste parole, involontariamente rievocò proprio nella ricorrenza delle Cinque Giornate quel momento storico in cui l’Europa costituiva la sua moderna esistenza civile, sulla base degli ideali umanistici e dei diritti fondamentali di ogni persona.
Ma in tutte le diatribe politiche attuali ci si chiede: chi sono i Manzoni di oggi, a ricordare i veri valori costitutivi del nostro continente?