Oggi, la storia

Belle metafore

di Mariateresa Fumagalli

  • 22.04.2016, 09:05
In "As you like it" Shakespeare scrive: “tutto il mondo è un palcoscenico , uomini e donne sono attori..."

In "As you like it" Shakespeare scrive: “tutto il mondo è un palcoscenico , uomini e donne sono attori..."

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Oggi, la storia
Venerdì 22 aprile 2016 - 07:05

Il 23 aprile di 400 anni fa moriva ossia “usciva di scena” William Shakespeare. Quante volte abbiamo sentito ripetere che “la vita è teatro” ? In As you like it Shakespeare scrive: “tutto il mondo è un palcoscenico , uomini e donne sono attori che interpretano un ruolo, entrano ed escono dalla scena…” e in Macbeth più tragicamente: “l’uomo è un poveraccio che si agita sulla scena del mondo e poi non se ne parla più…”.

L’immagine è antica, risale per quel che sappiamo a Platone che nella Repubblica e nelle Leggi parla della vita come un dramma; in seguito gli stoici affidano alla metafora un messaggio etico aggiungendo che “compito dell’uomo è recitare bene la parte che è loro assegnata”.

Nel XII secolo l’inglese Giovanni di Salisbury allievo di Abelardo e dei maestri di Chartres riprende il paragone e lo arricchisce con riflessioni nuove e una melanconia struggente che anticipa il pessimismo del Bardo. Per Giovanni “la vita degli uomini è simile più a una tragedia che a una commedia perché tutto da dolce diviene amaro“ e sulla scena immane del mondo “l’uomo è attore e spettatore insieme… I singoli scompaiono ad uno ad uno: dove sono finiti i potenti nell’arte della guerra , quelli che giocavano con gli uccelli del cielo e conservavano l’oro?” E’ un pessimismo sorprendente che non si addice a un credente cristiano. Ma Giovanni di Salisbury si sentiva soprattutto allievo - va ricordato - dei filosofi antichi dei quali condivideva in gran parte la visione del mondo: essi rimanevano ai suoi occhi “giganti” sulle cui spalle gli uomini del suo tempo, ossia i “nani”, salivano per poter guardare più lontano. E arrivare così a conoscere le cose nascoste spingendo l’orizzonte del loro sapere sempre più in là.

La bella metafora che elogia la cultura e l’avanzare della conoscenza è ripetuta con entusiasmo da Newton secoli dopo. La splendida immagine è nata nel XII secolo alla scuola di Chartres, in un’epoca che alcuni credono buia e priva di amore per il sapere.

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