Boris Leonidovic Pasternak
Oggi, la storia 30.05.2014, 07:05
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Il 30 maggio 1960 moriva, a Peredelkino, il poeta, romanziere e traduttore russo Boris Leonidovic Pasternak. Era nato il 29 gennaio (10 febbraio) 1890 a Mosca da una colta famiglia ebraica. Il padre Leonid era un pittore che aveva conseguito la celebrità, mentre la madre, Roza Kaufman, era una buona pianista. Il giovane Pasternak studiò inizialmente musica, successivamente si appassionò al diritto per infine laurearsi in Filosofia a Mosca. Ma sempre negli anni della formazione aveva soggiornato anche a Marburgo dove aveva potuto studiare con un neokantiano di fama come H. Cohen. Del resto, fin da quanto aveva 17 anni Pasternak aveva frequentato diversi circoli artistici moscoviti, mentre i suoi primi tentativi poetici – pubblicati postumi – risalgono al 1909. La sua opera prima è, comunque, del 1914, quando Pasternak pubblicò un’opera poetica Un gemello tra le nuovole. Allora Pasternak aderiva al gruppo futurista di “Centrifuga”, tuttavia in questi suoi versi è anche rintracciabile una raffinata linea minore propria del “primo” simbolismo russo. In ogni caso, sempre nell’ambito di questa sua frequentazione dei futuristi russi, risale anche la sua, pur contrastata, amicizia con Majakovskij, nonché un suo spiccato interesse per le esperienze dell’avanguardia. Nel corso del 1917, tra la rivoluzione di febbraio e quella d’ottobre, compone un’altra opera poetica, Oltre le barriere (1917), in cui emerge questa sua attenzione per l’avanguardia. Ma è con la composizione di una lirica come Mia sorella la vita (1922) e la raccolta di versi Temi e variazioni (1923) che Pasternak consegue una vastissima fama, emergendo come una delle voci poetiche più importanti della cultura russo-sovietica del suo tempo.
In questi stessi anni Pasternak avvia anche una serie di testi in prosa che costituiscono i suoi primi esperimenti: emerge un suo ambizioso progetto narrativo, che, tuttavia, giungerà a maturazione solo più di trent’anni dopo. Mentre la sua famiglia nel 1921, con la sola eccezione di suo fratello Aleksandrj, decide di emigrare, Pasternak, in sintonia con Majakowski si inserisce, sempre più pienamente, nella nuova realtà politica e culturale sovietica cui dedica, nel corso degli anni Venti, alcuni poemi. Anche se in questi anni Pasternak vive diverse esperienze, tra cui il divorzio dalla prima moglie, un secondo matrimonio e un importante viaggio in Georgia, tuttavia lo scrittore russo si adegua sempre più alla vita politico-culturale del nuovo regime, decidendo di assumere una posizione “staliniana”, anche se motivata da premesse idealistiche. Dopo il celebre Congresso degli scrittori del 1934 Pasternak è indicato da taluni come il massimo poeta sovietico vivente. Ma proprio in questi stessi anni Pasternak prende coscienza dell’esistenza delle purghe stalinane, isolandosi sempre più. In tale isolamento volontario Pasternak si dedica al lavoro di traduzione di alcuni poeti georgiani, delle tragedie shakesperiane e del Faust di Goethe. Nel corso degli ultimi anni della seconda guerra mondiale Pasternak pubblica alcune raccolte poetiche in cui si configura come un poeta alla ricerca di una “incredibile semplicità”. Esattamente in questo nuovo clima matura il suo romanzo più famoso, Il dottor Živago (1956) che rappresenta, forse, il momento culminante della sua attività letteraria e culturale. Grazie a questo romanzo Pasternak ottiene, nel 1958, il Premio Nobel per la letteratura cui, tuttavia, fu costretto a rinunciare. Si innescherà così il cd. “caso Pasternak”: l’autore russo, sempre più anziano e malato, fu infatti al centro di un’accesa campagna denigratoria, mentre per parte sua si dedicava alla stesura dell’Autobiografia e di una trilogia drammatica, La bellezza cieca (1969), rimasta incompiuta. Last but not least: solo grazie alla perestrojka di Gorbačëv Il dottor Živago fu infine pubblicato in Urss, poco prima del dissolvimento politico di questo stato.
Fabio Minazzi