Oggi, la storia

Buon giorno

di Pero Stefani

  • 11.03.2015, 08:05
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Oggi, la storia 11.03.15

Oggi, la storia 11.03.2015, 07:05

Oggi, 11 marzo, pensiamolo come un giorno qualsiasi. Non oggi, la storia; ma oggi semplicemente, oggi. Cosa ci riserverà questa giornata? Ognuno ha i suoi ritmi, per la maggior parte dei casi ripetitivi. Ci si alza, ci si lava, ci si veste, si fa colazione, si va a lavorare, si ritorna a casa, si sbrigano le faccende domestiche e, infine, ci si dedica a qualche attività che riteniamo gratificante: palestra, cinema, concerto e chi più ne ha più ne metta. È sempre così? Per lo più sì. Eppure... Nessuno alle 7 del mattino è nelle condizioni di sapere fino in fondo che cosa gli riserverà la giornata. Chi ci assicura che oggi non divenga una «giornata particolare»? In essa possono aver luogo avvenimenti positivi, ma non ci è dato escludere, a priori, che ci capitino amare sorprese.

«Buon giorno», «buona giornata». Perché lo si dice? Perché sotto sotto si avverte che le ore che ci stanno di fronte potrebbero essere anche non buone. Il pensiero, giustamente, non viene esplicitato. Se lo fosse si dovrebbe per forza concludere con il filosofo Kierkegaard che nel possibile tutto è possibile. Il pensiero ci provocherebbe un'inevitabile angoscia. Non un timore per qualcosa di specifico, ma un turbamento verso una dimensione per noi indeterminabile. Cadremmo in un'inquietudine vaga eppur penetrante. Opportunamente imbocchiamo altre strade. Ci diciamo «buon giorno» e pensiamo che, come di fatto avviene per la maggior parte delle volte, la giornata trascorra in modo tranquillo o, caso mai, ci riservi qualcosa di lieto. Anche per questa ragione tra gli atti normali c'è la consuetudine di augurarci una buona giornata.

Quando al mattino si è in bagno di fronte allo specchio nessuno si guarda e dice a se stesso «buon giorno». Sì, qualcuno si augura in cuor suo che il giorno sia buono, ma lo fa in silenzio. Quando subentra la parola, il saluto è sempre rivolto ad altri. In quelle parole così comuni si annida una, più o meno riposta, volontà di relazione. In ciò si manifesta la convinzione che la nostra giornata si presenterà buona solo se lo sarà anche per altri. Alla fin fine salutarci non è mica una faccenda di così poco conto!

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