Oggi, la storia

Chi è il più grande?

di Piero Stefani

  • 17.06.2015, 09:05
Merckx nel 1970

Merckx nel 1970

  • Keystone

Oggi, la storia
Mercoledì 17 giugno - 7.05


02:28
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Oggi, la storia 17.06.15

Oggi, la storia 17.06.2015, 07:05

Mescolare il sacro con il profano è un'operazione che può dar fastidio a molti. A volte però è lecito compierla, specie nel caso in cui le pagine alte ospitano dentro di sé umane debolezze. Così avviene non di rado nei Vangeli. C'è un episodio nel corso del quale Gesù chiede ai discepoli di cosa parlassero lunga la strada. Essi tacquero. Discutevano infatti su chi tra loro fosse il più grande. Gesù li rimproverò con queste parole: chi vuole essere il primo sia l'ultimo (cfr. Marco 10,33-35).

Chi è il più grande? La domanda si pone in vari ambiti. Essa è però particolarmente frequente in quello sportivo. È abbastanza coerente che sia così, lì chi vuole essere primo non deve certo giungere per ultimo.

Chi fu il più grande lungo le strade percorse da due ruote mosse da pedali? La dimensione storico-nostalgica diffusa tra gli appassionati di ciclismo fa sollevare la domanda con fatale frequenza. Il maggior candidato a ricevere le insegne del primato compie oggi settanta anni. Si chiama Eddy Merckx. Tuttavia lo sguardo retro proprio di tanti “cultori della materia” non si ferma al “cannibale” (epiteto dovuto alla sua insaziabilità di vittorie). Prima di lui i tempi erano più eroici. Come dimenticarsi di Fausto Coppi? Ecco allora il costante gradimento goduto dal compromesso proposto da Jacques Goddet (storico patron del Tour de France): Merckx è stato il più forte corridore di tutti i tempi, ma Coppi fu il più grande.

Essere più grandi o essere ultimi? Una soluzione intermedia la propose un grande vecchio del ciclismo italiano, Alfredo Martini. A suo parere chi vede la fatica del ciclista può concludere: se ce la fa lui nel suo grande, ce la posso fare anch'io nel mio piccolo. Ciò vale sia che si vada sia che non si vada in bicicletta. La conclusione, però, ha perso mordente da quando il ciclismo professionistico è diventato sempre più una grande impresa tecnico-scientifico-farmaceutica. Di nuovo, inguaribile nostalgia per altri tempi? Forse. In ogni caso, tanti auguri Eddy.

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