Tra l’aprile e il maggio del 1698 veniva inaugurato, nella vicina Arona, sul lago Maggiore, il Colosso di San Carlo Borromeo (detto anche il “Sancarlone”), una statua bronzea alta 23 metri eretta in memoria del celebre arcivescovo di Milano, la cui figura è – molti ricorderanno – rievocata in alcune memorabili pagine dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni.
Tale anniversario suggerisce una bizzarra connessione spazio-temporale che lega Arona (cittadina agli antipodi lacustri di Locarno) all’isola greca di Rodi: stando ad una leggenda che trova spazio in un racconto di Piero Chiara intitolato Sotto la sua mano, il bronzo utilizzato per la fusione della testa del Sancarlone proverrebbe nientemeno che dalla cinta pubica del Colosso di Rodi, una delle sette meraviglie del mondo menzionate dalla letteratura antica: alto ben 32 metri (una statura ragguardevole, quasi come quella della Statua della Libertà), fu eretto nel 293 a.C. e rappresentava il dio Helios, cui l’isola era consacrata, munito di un’immane fiaccola che fungeva da faro. La leggenda narra che fosse posta a gambe divaricate sopra l’ingresso del porto, ma, più verisimilmente, doveva trovarsi nei pressi dell’acropoli, a una certa distanza dal mare. Crollata in seguito al terremoto del 226 a.C., la sua mole sdraiata e ammaccata fu visibile per diversi secoli, come testimonia Plinio il Vecchio quando afferma che «anche a terra la statua costituisce ugualmente uno spettacolo meraviglioso. Pochi possono abbracciare il suo pollice, e le dita sono più grandi che molte statue tutte intere». Smembrata a più riprese e rifusa a pezzi, fu in qualche modo riciclata con varie destinazioni in diversi punti del Mediterraneo, fino ad Arona.
Ma se tanto fu concesso all’irriverenza della mitopoiesi elaborata da Piero Chiara – peraltro venata di umorismo anticlericale –, anche noi possiamo, con uno scatto fantasioso, volare “pindaricamente” dalla terra di Helios fino a Lugano: proprio da Rodi, infatti, proviene una lodevole iniziativa patrocinata da un esimio psichiatra noto al Canton Ticino, il Dottor Anastasio Platis, il quale non solo ogni anno mette a disposizione del Liceo Lugano 1 un premio che ricompensa lo studente che ha conseguito i risultati migliori nello studio del greco antico, ma offre anche un soggiorno gratuito ai grecisti della scuola che vogliano conoscere le bellezze dell’isola di Helios. Un magnifico dono di altri frammenti del Colosso, che elargiscono, idealmente, la luce splendente della cultura classica: una cultura per così dire “colossale”, verso la quale il nostro Cantone – ahimè – troppo spesso si rivela scarsamente sensibile.
