Oggi, la storia
Martedì 08 settembre 2015 - 07:05
Oggi voglio parlarvi di una città della quale probabilmente molti di voi non hanno mai sentito parlare. Si Conimbriga, e devo confessare che sino a pochi giorni fa neppure io sapevo della sua esistenza. È una città romana, fondata all’ età di Augusto in una zona remota dell’attuale Portogallo, non distante dalla città di Coimbra, dove mi trovavo, sino a pochi giorni or sono, per partecipare a un congresso internazionale. E lì, un pomeriggio, i colleghi portoghesi hanno organizzato una gita per mostrarci quel che restava dell’antica città romana.
Destinata a ospitare all’incirca cinquemila persone. Conimbriga, a prima vista, non mi ha particolarmente colpita: paragonata alla quantità e alle bellezze dei siti archeologici che si trovano in Italia, era una città modesta, della quale restavano tracce interessanti, anche se in parte consistenti in basamenti di edifici andati quasi completamente perduti, o in colonne in larga parte ricostruite... Ma, man mano che la visita procedeva, il mio atteggiamento cambiava: A prescindere dalla bellezza di alcuni mosaici in ottimo stato di conservazione e di alcuni edifici che rivelavano una interessante pianificazione urbanistica, quel che più mi colpiva era la cura con la quale il sito era tenuto, la pulizia, la presenza di personale attento a che non ci si addentrasse dove non era consentito farlo, le coperture che proteggevano i mosaici e il materiale che era opportuno proteggere, e via dicendo... In poche parole, tutto quello che spesso manca nei nostri siti archeologici. Non sto parlando di luoghi di poco conto, sto parlando, ahimè, di Pompei. Caso vuole che pochi giorni prima di andare a Conimbriga io abbia accompagnato alcuni amici americani a visitare quella città. Riassumo in poche parole: 35 gradi all’ ombra, file di turisti in attesa che terminasse uno sciopero (chissà quando!) del personale alla biglietteria. Finalmente penetrati nel sito, mancanza di indicazioni in grado di orientare nella ricerca dei monumenti, mancanza di fontane e di luoghi di vendita di acqua per sopravvivere alla calura; edifici transennati, mancanza di qualunque segnaletica degna di questo nome, domus aperte senza alcun controllo all’ingresso. E per finire: non ricordo esattamente quanti, ma un buon numero di turisti mi ha chiesto se e dove si poteva trovare una toilette. Al termine della visita a Conimbriga ripensavo alla visita a Pompei ed ero divisa tra lo sconforto e la vergogna.
