Oggi, la storia
Giovedì 24 settembre 2015 - 07:05
Stanno per concludersi, a Lugano, le manifestazioni inaugurali per l’apertura del LAC.
Mi associo volentieri alle molte voci che hanno voluto sottolineare il valore che questa “fabbrica della cultura”, come è stata più volte definita, potrebbe offrire in futuro alla città: rinnovata identità, attrazione turistica, con evidenti ricadute economiche, nonché occasione di crescita culturale per un’intera regione. Proprio su questo aspetto, a mio giudizio fondamentale, vorrei proporre qualche considerazione.
Quando si parla di cultura non si può trascurare, come purtroppo spesso accade, il suo significato antropologico, il suo essere costitutiva della natura umana, di quella condizione speciale in cui l’uomo si trova nella natura, più volte descritta nella storia, e ben raffigurata nel de dignitate hominis di Pico della Mirandola.
L’uomo per natura abita la vita, attribuendole un senso e un valore. Cultura è innanzitutto questo nostro stare al mondo, la possibilità di orientare il nostro cammino insieme agli altri.
Proprio a Lugano, il 12 settembre, durante l’inaugurazione ufficiale del LAC, a pochi metri dall’affollatissima Piazza Luini, c’era “Il mondo al Parco”: una giornata di festa all’insegna della solidarietà, organizzata dal dicastero dell’integrazione, in collaborazione con la federazione delle ONG, una manifestazione interculturale per scoprire culture, suoni e sapori da quattro continenti.
Di questo evento, e del suo significato, non si è parlato molto, a quanto mi risulta, nemmeno nei discorsi celebrativi sull’importanza della cultura. Eppure di cultura si tratta, eccome. Apertura all’altro, comprensione reciproca, accoglienza e solidarietà (quella fraternité di illuministica memoria così trascurata oggi), sono valori che ci ricordano come la cultura cominci in ognuno di noi, nelle visioni del mondo che nutrono la sensibilità e l’intelligenza di ognuno.
Solo la consapevolezza di questo profondo legame può impedire alla fruizione delle produzioni artistiche, anche di quelle esibite al LAC, di ridursi a puro consumo, consumo di immagini, suoni e momenti spettacolari, in un rapporto in qualche modo tradito con il significato etico della bellezza.
