Oggi, la storia

De Inepto Puero

di Alessandro Stroppa

  • 11.09.2015, 09:05
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Oggi, la storia
Venerdì 11 settembre 2015 - 07:05

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Oggi, La storia 11.09.15

Oggi, la storia 11.09.2015, 07:05

Poco prima delle vacanze estive il quotidiano La Stampa pubblicava un articolo di Federico Taddia intitolato “Anche Cicerone era una Schiappa!”. Nulla d’irriverente nei riguardi del grande Arpinate, s’intende, ma piuttosto un “titolo-civetta” per richiamare l’attenzione su una novità editoriale: la pubblicazione di una versione in latino del Diario di una schiappa, una sorta di Smemoranda destinata agli scolari adolescenti, ideata da Jeff Kinney e tradotta in 44 lingue, con un record di vendite pari a 150 milioni di copie. La versione latina – De inepto puero – è stata curata da Monsignor Daniel Gallagher, latinista presso l’Ufficio per le Lettere latine della Segreteria di Stato vaticana. Il senso dell’operazione – spiega l’eminente classicista – risiede non tanto nei contenuti, quanto nel tentativo di aprire un nuovo canale di diffusione dello studio della lingua di Cicerone, che le giovani generazioni tendono a trascurare a favore di interessi più ameni e superficiali, poiché, spiega Monsignor Gallagher, il latino «non è affatto una lingua morta, e le avventure di Greg – il protagonista del Diario di una schiappa – la fanno riscoprire ai ragazzini».

Nulla da dire sul lodevole impegno di quanti si sforzino di spronare i giovani allo studio delle cosiddette “lingue morte”, anzi. Va però precisato che si tratta di una letteratura ludica – i Romani l’avrebbero definita deminuta – che vanta già numerosi precedenti: Asterix in latino, Topolino in latino, Harry Potter in latino (meglio dire: Harrius Potter), solo per citare gli esempi più noti. Tutte pubblicazioni che non sempre giovano alla causa degli studi classici, specie se si considera che dietro di esse campeggiano malcelate operazioni editoriali con scopi più commerciali che pedagogici. La svendita a prezzo di saldo del latino – o il suo “sdoganamento”, per usare un insopportabile termine del gergo giornalistico – poco contribuisce a infondere la motivazione allo studio nei giovani di oggi. Forse nei più piccini, o forse in alcuni momenti di svago dei più grandi, chissà. Ma il “latino vivo” s’incontra imparando a tradurre Cicerone, recitando gli esametri di Virgilio e di Ovidio, cantando con Orazio, spaziando con Seneca e soffrendo con Tacito. «Escludete il latino e il greco dalla vostra scuola e confinerete i vostri alunni entro angusti interessi limitati alla loro generazione e a quella immediatamente precedente, tagliando fuori tanti secoli d’esperienza quasi che la razza umana fosse venuta al mondo nel 1500»: così affermò lo storico britannico Thomas Arnold. Altro che schiappe!

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