Oggi, la storia
Giovedì 14 gennaio 2016 - 07:05
Alla fine del secolo scorso, gli amici della democrazia esultarono perché la democrazia occidentale aveva finalmente vinto la guerra politica e militare durata due secoli contro le forze reazionarie, autoritarie e totalitarie, che volevano impedire alle popolazioni di poter scegliere “il governo del popolo, dal popolo, per il popolo”, come la democrazia fu definita da Abraham Lincoln oltre centocinquanta anni fa. Nel 1991 il filosofo Norberto Bobbio affermò che era arrivata “l’era della democrazia”. L’anno successivo, il politologo americano Francis Fukuyama, in un libro che ebbe un successo mondiale, annunziò che l’umanità era giunta alla fine della storia, nel senso che la democrazia liberale, avendo ormai trionfato sui suoi nemici, era destinata a diffondersi in tutto il pianeta. Tuttavia, sei anni dopo, un altro politologo americano, Robert Dahl, osservò cautamente, che era presto per inneggiare al trionfo planetario della democrazia, perché “la vittoria finale non è ancora giunta e neppure è vicina”.
Sembra che l’ammonimento sia stato profetico. Se consultiamo i libri sulla democrazia pubblicati nell’ultimo decennio, scritti da studiosi che non negano né rinnegano il governo democratico, leggiamo titoli molto sconfortanti per gli amici della democrazia. Ne cito alcuni: La democrazia contro se stessa (2002), L’odio per la democrazia (2005), Democrazie senza democrazia (2009); Vita e morte della democrazia (2010), La democrazia è una causa persa? (2011), Come la democrazia fallisce (2015). E la litania degli allarmanti titoli sul futuro della democrazia potrebbe continuare. Oggi, in realtà, quasi tutti i governi e i governati, in quasi tutto il mondo, si proclamano democratici. E anche i governi che non sono democratici nel senso della democrazia liberale rappresentativa, affermano di esercitare il potere per il popolo in nome del popolo, anche senza la periodica partecipazione del popolo alla scelta dei governanti attraverso una libera e pacifica competizioni fra partiti e movimenti politici. Ma l’omaggio formale alla democrazia cela un effettivo malessere “del governo del popolo, dal popolo, per il popolo”, anche nei paesi governati dalle più antiche e solide democrazie moderne. Fra gli amici della democrazia, c’è chi teme che i massacri di civili perpetrati dai terroristi islamici possano costringere la democrazia occidentale a diventare meno democratica per necessità dell’autodifesa. Il futuro mostrerà se il timore è fondato.