
Oggi, la storia 05.03.15
Oggi, la storia 05.03.2015, 07:05
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Quando ci si presenta al pronto soccorso con un bambino contuso o ferito, i medici si rivolgono separatamente al bimbo e ai genitori per farsi raccontare l’accaduto. Motivo di questa procedura è la necessità di escludere che possa trattarsi di un episodio di violenza domestica piuttosto che di un incidente al parco giochi.
Prendo spunto da questa circostanza per proporre qualche considerazione, in termini molto più generali, su alcune forme di controllo sociale che provocano, seppur implicitamente, una specie di cortocircuito tra possibilità e sospetto.
Il continuo proporsi di episodi di violenza e di comportamenti trasgressivi, perseguibili penalmente, giustifica queste e altre procedure. Presumo che qualsiasi genitore che accompagni con amore un figlio all’ospedale comprenda, razionalmente, e giustifichi a sua volta, il controllo. Ma come risuonerà tutto ciò alla sua intima verità, al suo sentimento di autentica apprensione per la salute del piccolo?
Lo stesso genere di sospetto che si insinua tra le pieghe del nel nostro stare al mondo, impedirà anche al maestro di dare una carezza al bimbo: bloccherà quella fisicità del sentire che nutre la vita, perché il sospetto di pedofilia potrebbe attraversare gli sguardi; e il sospetto metterà probabilmente a disagio anche quella onesta casalinga, rispettosa delle regole, che dopo aver rassicurato il doganiere lo vedrà comunque infilare le mani nelle borse per controllare la sua verità.
Gli esempi potrebbero essere molti, così come i possibili effetti perversi impliciti in una percezione dell’essere umano come sempre capace, in linea di principio, di menzogna. Vorrei ricordare allora come la modernità, in forme diverse, abbia offerto all’essere uomo, all’individuo, una positiva rappresentazione di sé nell’espressione della propria autenticità, ovvero nel contatto con la propria verità. Illuminismo e romanticismo, pur con accentuazioni diverse, insistono sul valore della fedeltà a sé stessi, sul sentimento di sé nutrito anche dalla fiducia negli altri: una consapevolezza in grado di alimentare il proprio dover essere. E vorrei pure ricordare quello che gli psicologi chiamano “effetto Pigmalione”, secondo cui le aspettative positive inducono le persone ad essere migliori. Coniugare l’esercizio della legge, con i suoi inevitabili controlli, con la valorizzazione delle radici dell’etica che ognuno custodisce e può coltivare in sé, è certamente un compito difficile.