Oggi, la storia
Giovedì 14 aprile 2016 - 07:05
Anche la campagna elettorale appena conclusa ci ha offerto la consueta conta delle donne candidate, nonché svariate sollecitazioni a votare le donne, sia all’interno dei singoli partiti sia, in qualche caso, donne di partiti diversi, con buona pace dei valori che dovrebbero sottendere e alimentare le diverse sensibilità politiche.
Per ribadire quanto queste categorie del pensiero, che sottolineano l’identità della donna in quanto donna, possano rivelarsi controproducenti, lascio la parola a una donna che nel Novecento ha profondamente segnato la riflessione critica sulla rappresentazione simbolica e sulla condizione femminile nel corso della storia. Sto parlando di Simone de Beauvoir di cui ricorre oggi, 14 aprile, il trentesimo anniversario della morte.
Il suo saggio forse più noto, “Il secondo sesso”, pubblicato nel 1949, è un punto di riferimento fondamentale nella presa di coscienza della condizione femminile e nel successivo dibattito filosofico e politico.
Il nucleo concettuale del suo pensiero afferma il diritto delle donne alla libertà come diritto all’uguaglianza con l’uomo, un’uguaglianza pensata nell’orizzonte di una libertà universale che permetta l’accesso all’umanità vera.
Ma l’accesso all’umanità, descritta dalla de Beauvoir come infinita trascendenza di ogni soggetto, di ogni persona, chiede di andare oltre il dualismo uomo-donna.
Ciò significa che divenire soggetti, per le donne, comporta la necessità di oltrepassare quell’orizzonte di pensiero in cui la donna è sempre stata pensata come l’Altro dell’uomo: un oggetto rispetto a un soggetto. Scrive la de Beauvoir: ”un uomo non comincia mai con il classificarsi come individuo di un certo sesso, che sia un uomo è sottinteso”.
Dunque, per affermare il valore di ogni persona, l’universalità della ragione umana, è necessario decostruire le categorie di uomo e donna.
La sua opera, studiatissima, è stata anche oggetto di critiche da parte di quei movimenti femminili che sottolineano invece le differenze di genere come valore da affermare.
Ma al di là del dibattito sul significato da attribuire all’uguaglianza, il messaggio della de Beauvoir appare oggi ancora degno di grande attenzione: non insistiamo sull’essere donna di una donna, lasciamolo sullo sfondo dell’ identità di persone, individui, soggetti politici. Perché le gabbie simboliche in cui il logos maschile ha imprigionato per secoli il femminile, sono ancora potenti, e forse è questo il solo modo per sconfiggerle.