Oggi, la storia
Giovedì 19 maggio 2016 - 07:05
Per chi non crede nelle profezie o negli oroscopi, il futuro è imprevedibile. Ma senza essere profeti né astrologi, si può prevedere con certezza che nel 2017 il presidente degli Stati Uniti d’America non sarà Barack Hussein Obama. Alla scadenza del secondo mandato, il presidente deve lasciare la Casa Bianca al successore: così stabilisce il XXII emendamento aggiunto alla Costituzione nel 1951. E così farà il primo presidente di origini afroamericane, il quale, già soltanto per tale primato, rappresenta un evento epocale nella storia degli Stati Uniti, così come avvenne nel 1961 con l’elezione del primo presidente cattolico, John F. Kennedy.
Il prossimo presidente amicano potrebbe essere una donna, e sarà questo un altro primato epocale. La democrazia americana è costellata nel corso della sua storia doppiamente secolare da discriminazioni razziali, intolleranze religiose, diseguaglianze sociali. Tuttavia è riuscita, in fasi successive, a muovere un passo oltre le discriminazioni, le intolleranze, le diseguaglianze. L’elezione di Obama è stata un passo epocale, decisivo, in un paese dove il pregiudizio razzista è ancora diffuso, come lo sono diseguaglianze etniche e sociali. Infatti, molti americani, specialmente fra gli elettori del partito repubblicano, sono ostili al presidente Obama perché nero, mascherando il pregiudizio razzista con critiche alla sua politica interna e estera. Anche molti americani non condizionati da pregiudizi razziali, accusano il presidente di non aver fatto nulla per frenare l’immigrazione clandestina, di essere stato prodigo di denaro pubblico per dare l’assistenza sanitaria a milioni di americani, di essersi mostrato indeciso o debole nel fronteggiare i nemici degli Stati Uniti.
In effetti, dopo la bellicosa presidenza di George W. Bush, Obama ha evitato di coinvolgere gli Stati Uniti in nuove guerre, mentre ha cercato di porre fine a quelle iniziate dal predecessore. “Sganciare bombe su qualcuno per dimostrare di essere pronti a sganciare bombe – ha detto Obama lo scorso aprile – è il motivo peggiore per usare la forza”. Tuttavia, un recente sondaggio mostra che il 57 per cento degli americani vuole che gli Stati Uniti si occupino più dei problemi interni che dei problemi del resto del mondo. Insomma, se è certo che l’anno prossimo Obama non abiterà alla Casa Bianca, non è prevedibile se la storia lo collocherà fra i grandi presidenti della repubblica stellata.