
Oggi, la storia 02.04.15
Oggi, la storia 02.04.2015, 07:05
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Durante un recente viaggio a Budapest, mentre visitavo il Museo della Casa del terrore, mi sono tornate alla mente queste parole di Cicerone (la storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, scrive nel De Oratione).
Il Museo è ospitato in un elegante palazzo che fu sede del partito filonazista delle Croci Frecciate e diventò luogo di detenzione e tortura nel 1944, quando il partito andò al potere (non dimentichiamo che l’Ungheria era stata alleata della Germania nazista). In seguito, già a partire dal 1945, quello stesso palazzo divenne sede della polizia politica sovietica che controllava il territorio ungherese. Il Museo espone testimonianze sia del terrore nazista, che sterminò più di mezzo milione di ebrei ungheresi, sia di quello esercitato durante l’occupazione sovietica, che trasferì nei gulag centinaia di migliaia di civili.
Visitando la Casa del terrore mi sono chiesta come la storia possa essere maestra di vita, non tanto per il fatto, che guerra e terrore, seppure in forme diverse, continuano a segnare le vicende del nostro tempo. Mi sono posta la questione perché, entrando in quella casa, mentre incontri carri armati russi, stanze della tortura, o percorri uno stretto labirinto chiuso tra alte mura di saponette bianche da un chilo, sei assalito da una moltitudine di suoni e di immagini, a volte indistinti, o difficilmente distinguibili. Una overdose di sollecitazioni multimediali, pensate per una fruizione interattiva, in una condensazione spazio-temporale assoluta, dal forte impatto emotivo ma nello stesso tempo piuttosto disorientante. Ho avuto la strana sensazione che la storia fosse in qualche modo assente, nell’assenza di quella percezione della durata del tempo che sola nutre la memoria.
Forse è un segno ulteriore del presente, in cui percezioni senza tempo né spazio diventano compagne di viaggio sempre più consuete. Come ben sappiamo, navigando nella rete possiamo andare ovunque, fare qualsiasi cosa restando seduti in poltrona. Questo espandersi della nostra sensibilità è però un immenso inganno, perché di fatto ciò che è negato è il corpo, che è il territorio delle nostre emozioni. Quelle emozioni che sono fondamentali, oggi lo sappiamo bene, nella conoscenza, nella comprensione, e si spera anche nella ricerca della saggezza. Quando sono uscita, un po’ frastornata, ho provato il desiderio di andare a rileggere queste vicende in un buon libro di storia.
