Oggi, la storia

I nuovi Calabroni

di Eva Cantarella

  • 20.10.2014, 09:05
Thalia, musa della commedia con una maschera comica, particolare del Sarcofago delle Muse, secondo secolo a.C., Louvre ,Parigi

Thalia, musa della commedia con una maschera comica, particolare del Sarcofago delle Muse, secondo secolo a.C., Louvre ,Parigi

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Oggi, la storia 20.10.14

Oggi, la storia 20.10.2014, 07:05

Come la maggior parte di noi (per non essere pessimista e non dire tutti), ogni mattina, quando leggo giornali, vengo presa dallo sconforto. Tra le tante ragioni, una più grave dell’altra (la crisi economica, conflitti bellici, i massacri, le epidemie di nuove terribili malattie) ce né una, tutta o italiana, che provoca in me una grande irritazione, per non, una vera e propria rabbia nei confronti dei miei concittadini. Alludo a quella che sembra, ormai, un aspetto del carattere degli italiani, vale a dire la litigiosità. Intendo dire, più specificamente, l’abitudine di ricorrere continuamente alla giustizia (civile o amministrativa che sia) per contestare e comunque, come primo effetto, per bloccare un’iniziativa altrui.
L’ esempio più recente: si viene a sapere che la tragedia di Genova sommersa dal fango, oltre che alle colpe della politica, è dovuta al fatto che i fondi stanziati dopo l’alluvione di tre anni fa non sono stati usati a causa de una serie di ricorsi alla giustizia amministrativa. Non entro nel merito, il diritto di ricorrere in giudizio va tutelato, e in molti casi le ragioni ci saranno state, ma quante cause oggi, in Italia, servono solo a paralizzare l’attività dell’avversario? E comunque a tutto c’è un limite. Possibile che un goal in una partita di calcio provochi liti giudiziarie e interventi del parlamento, come è accaduto qualche settimana or sono?
Per consolarmi, penso ai greci: erano litigiosi al punto che, nel 442 a.C. Aristofane mise in scena - sbeffeggiandola - quella che riteneva una rovinosa e caratteristica e ossessione ateniese: quella dei processi appunto. Una vera e propria mania di cui è affetto il vecchio Filocleone, che il figlio tenta invano di guarire, arrivando a chiuderlo in casa per impedirgli di andare in tribunale. La commedia (I Calabroni), inutile dirlo, è divertentissima.
E io penso: che direbbe (o meglio, cosa scriverebbe) Aristofane, se vivesse oggi in Italia? E penso, anche, che a noi non resta neppure la consolazione di avere un grande poeta che riesce a farci ridere dei nostri difetti.

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