Oggi, la storia

Il Primo Maggio tra libertà, lotta e identità

di Markus Krienke

  • 03.05.2016, 09:05
Manila: un gruppo di dimostranti si scontra con la polizia durante il 1° maggio 2016

Manila: un gruppo di dimostranti si scontra con la polizia durante il 1° maggio 2016

  • Keystone

Oggi, la storia
Martedì 03 maggio 2016 - 07:05

Anche quest’anno tante città del mondo ci hanno raccontato che il 1° maggio non è propriamente una giornata di abbuffate e di scampagnate: da Istanbul a Cairo, da Torino a Parigi, da Milano a Berlino ed Amburgo si sono registrati scontri più o meno violenti. Siccome in Turchia e in Egitto le manifestazioni erano proibite dai rispettivi governi, si registrarono scontri particolarmente violenti ad Istanbul, mentre a Cairo i lavoratori furono impediti nel loro diritto di riunirsi. E ancora ci ricordiamo gli attacchi da parte dei no-Expo e dei black blocks l’anno scorso a Milano.

Storicamente la lotta politica appartiene al 1° maggio: e da sempre la legittima manifestazione per i diritti dei lavoratori fu accompagnata da atti violenti di gruppi anarchici. Così è successo, infatti, nel caso della prima manifestazione per le 8 ore lavorative il 1° maggio 1886 a Chicago dove nei giorni successivi, esattamente il 3 maggio, una bomba lanciata durante un comizio causò una sparatoria con la polizia. Fu scelto significativamente il 1° maggio o “Moving day”, quel giorno in cui negli Stati Uniti furono stipulati o sciolti i contratti di lavoro, e che corrispondeva al “Calendimaggio” in Europa. Il congresso di fondazione della Seconda Internazionale che nel luglio del 1889 a Parigi commemorava il centenario della Rivoluzione Francese, proclamò poi il 1° maggio simbolo della protesta solidale internazionale.

Forse per tale impadronirsi della data da parte del movimento socialista, in tante nazioni il 1° maggio fu, consapevolmente o inconsapevolmente, controbilanciato con eventi di creazione di un’identità nazionale. Così in Germania si coltiva fino ad oggi la tradizione della “notte di Valpurga” precedente al 1° maggio, di antica tradizione germanica medievale. In Italia ci si associò nel 1946 il 25 aprile di carattere prettamente nazionale. E in Svizzera, un anno dopo l’introduzione del 1° maggio in alcuni cantoni, fu istituita nel 1891 la festa nazionale del 1° agosto. Anche il nazismo e il fascismo cercarono di impadronirsi della forza simbolica del 1° maggio, che come inizio della primavera aveva una funzione politica già ai tempi di Carlo Magno, e persino la Chiesa cattolica gli ha assegnato un significato religioso nel suo calendario.

In Europa, casualmente, si celebra soltanto 8 giorni dopo la “Festa dell’Europa”. La pressoché universale ignoranza di questa data corrisponde alla scarsa consapevolezza di un’identità europea, evidentemente non percepita come sufficiente garanzia di “diritti” e di “tutele”. Così i cortei del 1° maggio prenderanno una piega sempre più anti-istituzionale e anti-europea.

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