Oggi, la storia

Il baccalà di Saramago

di Lina Bertola

  • 19.11.2015, 08:05
José Saramago
  • Keystone

Oggi, la storia
Giovedì 19 novembre 2015 - 07:05

03:08
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Oggi, la storia 19.11.15

Oggi, la storia 19.11.2015, 07:05

Il primo novembre, giorno in cui avvenne il terribile terremoto che nel 1755 distrusse la città, mi trovavo a Lisbona, reduce da una visita a La casa de los bicos ( la casa dei becchi, per la forma dei mattoni della facciata), splendido edificio del XVI secolo, in buona parte sopravvissuto alla distruzione. Il palazzo fu fatto costruire dal figlio di Alfonso de Albuquerque, primo governatore portoghese delle Indie. Nell’Ottocento divenne poi proprietà di un commerciante di merluzzo che ne fece un magazzino per il baccalà; fu poi riacquistato, nel 1960, dalla città che lo restaurò, portando alla luce, nei suoi spazi, anche reperti archeologici di epoca romana e moresca.

Casa de los bicos rappresenta, fisicamente, la storia di spazi che diventano luoghi del tempo e della memoria. Oggi è sede della fondazione José Saramago, e dentro le sue atmosfere la fisicità della storia prende la parola.

La parola di Saramago, che risuona sulle immagini della città. “Fisicamente abitiamo uno spazio, ma sentimentalmente siamo abitati da una memoria. Memoria che è quella di uno spazio e di un tempo, memoria dentro la quale viviamo come un’isola tra due mari: l’uno che chiamiamo passato, l’altro che chiamiamo futuro.”

Le parole di Saramago, tratte dal Quaderno del 2009, dialogano anche con spazi, luoghi e tempi dell’ultimo anno di vita di Ricardo Reis, eteronimo di Fernando Pessoa, che in un romanzo del 1984 Saramago fa tornare in Portogallo dal Brasile, dopo aver saputo della morte dell’amico Pessoa, a intrecciare con lui un rapporto sempre ambiguo dell’esistenza.

“Quel che sappiamo dei luoghi, scrive Saramago, è l’aver coinciso con essi per un dato tempo nello spazio che sono. Il luogo era lì, è comparsa la persona, poi la persona è partita, il luogo è continuato, il luogo aveva fatto la persona, la persona aveva trasformato il luogo. Quando dovetti ricreare lo spazio e il tempo di Lisbona dove Ricardo Reis avrebbe vissuto il suo ultimo anno, sapevo che non sarebbero coincise le due nozioni del tempo e dello spazio: quella dell’adolescente timido che fui, chiuso nella sua condizione sociale, e quella del poeta lucido e geniale che frequentava le più alte regioni dello spirito.”

Così Saramago ci invita a riflettere sul sentimento della memoria, con i suoi intrecci esistenziali, con i suoi legami ambivalenti, in cui soltanto gli spazi diventano luoghi, e a riflettere, anche, sul moltiplicarsi dei “non luoghi” che abitiamo, in questa stagione, povera di tempo e di legami.

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