Oggi, la storia

Il cielo stellato sopra… il CERN

di Lina Bertola

  • 11.06.2015, 09:05
Asacusa: Atomic Spectroscopy And Collisions Using Slow Antiprotons

Asacusa: Atomic Spectroscopy And Collisions Using Slow Antiprotons

  • © 2014 CERN - Foto: Yamakazi Yasunori

Oggi, la storia
Giovedì 11 giugno - 7.05

02:59
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Oggi, la storia 11.06.15

Oggi, la storia 11.06.2015, 07:05

Al CERN di Ginevra starebbe per compiersi un passo storico nella conoscenza dell’universo. Particelle subnucleari si scontrano a velocità quasi simile a quella della luce, per tentare di osservare fenomeni fin qui mai descritti, per cercare di comprendere la natura della cosiddetta materia oscura, materia di cui si possono cogliere gli effetti, ma finora invisibile, misteriosa nella sua essenza. Perché di questo si tratta: comprendere l’essenza dell’universo.

In un mondo pervaso dal valore pratico e utilitaristico di ogni conoscenza, l’entusiasmo e la fiducia riposta dagli scienziati nei segreti dell’acceleratore, ci ricordano l’anima contemplativa della nostra esperienza del mondo. Proprio quella dimensione contemplativa descritta da Aristotele come fine della conoscenza: quel sapere libero e disinteressato che rende davvero liberi gli uomini.

Ma l’esperienza contemplativa è un’esperienza di senso che ci permette di com-prendere, di prendere dentro la vita, ciò che riusciamo a capire. Quel senso che, sempre Aristotele, segnando quasi duemila anni della nostra civiltà, riconosceva nelle cause finali e che la scienza moderna ha espulso dai suoi orizzonti, consegnandolo ai bisogni metafisici, forse irrinunciabili, che nutrono l’esistenza di ciascuno. Così, questa materia oscura, spiata nei cieli e inseguita negli acceleratori, suggerisce anche l’appartenenza della vita al cosmo, come emergenza, forse casuale, da tempi e spazi cosmici, e comunque connaturata ad esso, nella sua fisicità. L’universo è tutto dappertutto e in esso ci tocca trovare il senso anche del nostro agire. Ma questo universo ci appare spesso lontano dal nostro vissuto.

Come ben sappiamo, la verità sta anche nei nostri occhi: idein, vedere, avere un’idea. E nei nostri occhi l’universo continua ad essere “il cielo stellato sopra di me”; quel cielo in cui anche Kant colse il senso dell’ esistenza. E quello stesso cielo continuiamo a raccontare, in un infinito dialogare con cui ci apriamo all’infinito, come in queste parole, rivolte alle stelle, dal treno verso la guerra, in una intensa pagina di Dino Buzzati.

“Avevano dimenticato anche la forza di gravitazione per ritornare ad essere stelle, pure e semplici, lumi accesi nel cielo. Non ne derivavano perciò disperanti problemi di fisica (…) da loro discendeva un flebile e personale richiamo. Molto flebile però (…) tanto che mi chiedevo se non mi fossi sbagliato, forse davvero erano troppo lontane (…) quand’ecco mi accorsi che erano le medesime stelle della mia fanciullezza (…) e adesso le medesime risplendevano sul mare lontano che mi aspettava. “

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