(Keystone)
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Il femminicidio: le origini antiche

di Eva Cantarella

 

Oggi voglio raccontarvi una storia molto molto vecchia. La storia di un marito che quasi tre millenni or sono, uccise sua moglie. Si chiamava, dicono le fonti, Ignazio Mecennio, ed era un cittadino romano. Uno dei primi cittadini romano, visto che visse, si dice, ai tempi di Romolo.

La storia è questa: un giorno Ignazio Mecennio uccise a bastonate sua moglie, colpevole di aver bevuto del vino (a quei tempi assolutamente vietato alle donne). L’arma usata per l’esecuzione era talmente inusitata - e crudele - da far sì che il, caso venisse sottoposto a Romolo, che assolse Mecennio: anche se aveva usato in modo riprovevole il diritto di punire, che gli spettava in quanto marito, aveva pur sempre esercitato un diritto.

Poco importa che l’aneddoto racconti o meno una storia vera. Esso esprime comunque una concezione del rapporto tra generi che mi è tornata alla mente, una volta di più, leggendo dell’ennesimo cosiddetto (con temine che trovo orribile) femminicidio: è la concezione proprietaria del rapporto che si instaura (nelle mente di molti uomini) con le donne con le quali stabiliscono un rapporto matrimoniale, di convivenza, di passione extraconiugale che sia…

A distanza di quasi tre millenni, questo modo di concepire il rapporto tra generi non è ancora scomparso. Certo, la severità delle leggi è fondamentale, chi commette crimini di questo genere va duramente punito. Ma fino a quando sarà pienamente attuata una riconversione culturale del rapporto tra generi, sarà difficile che femminicidio sia debellato.