
Il giovane Henry
Oggi, la storia 23.04.2015, 10:40
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Il 26 aprile compie cinquanta anni il primo Oscar Mondadori, Addio alle armi di Ernest Hemingway che uscì nella limpida traduzione italiana di Fernanda Pivano. Fu un successo rapido, strepitoso e per molti inatteso: duecentomila copie in una settimana. L’unico a non essere sorpreso dalla straordinaria accoglienza della nuova collana, economica ma di alto profilo culturale, fu Arnoldo Mondadori che vide confermata la sua convinzione che esistono in Italia “potenziali lettori che vanno semplicemente raggiunti”.
Speriamo che anche oggi si trovi il modo, un modo ovviamente nuovo, di raggiungerli. Per molti lettori di lingua italiana che avevano dai venti ai trenta anni nel 1965, Addio alle armi è rimasto un mito ed anche oggi é una nostalgica e struggente lettura. Uno dei motivi di attrazione per me che appartenevo al gruppo dei lettori di allora, era l’immagine di una Milano così lontana e diversa da quella di allora e d’oggi, tacitamente ma evidentemente amata dall’autore che durante la convalescenza nell’ospedaletto di via Cantù guardava dalla sua finestra il cielo milanese “azzurro e pulito” sopra i tetti.
Negli anni “20 il centro di Milano era quieto: poca gente per le strade e in Galleria, i caffè tranquilli con gli avventori che conversavano fra loro. E vicino il lago Maggiore con le sponde verdi e luminose nel sole, aperte alle rare giornate d’amore di Henry/Ernest e della crocerossina Kate. Ma soprattutto ricordo le dure e brucianti parole della prefazione scritte anni prima da Hemingway per l’edizione americana, parole contro la guerra “sporca e crudele” che come altri giovani Henry aveva combattuta venendo da oltreoceano. Parole e sentimenti che noi condividevamo con passione, la rabbia mescolata ad una assurda speranza: Addio alle armi, un’espressione ripetuta troppe volte.
