Oggi, la storia
Mercoledì 04 novembre 2015 - 07:05
Il clima spirituale tipico dell'inizio di novembre ci sollecita, se così si potesse dire, a proporre pensieri pensosi.
Rivolgiamoci a Thomas Stearns Eliot, il poeta e saggista inglese di origine americana, proclamato il 4 novembre 1948 vincitore del premio Nobel per la letteratura. The Waste Land (La terra desolata), la sua opera forse più celebre, è un poemetto pubblicato nel 1922. Nei nostri anni si potrebbe chiosare il titolo così: «La terra è desolata, ma il mare non lo è di meno». In effetti nella Terra desolata non mancano riferimenti marini. Una sua sezione si intitola, La morte per acqua:
Fleba il Fenicio, morto da quindici giorni,
dimenticò il grido dei gabbiani, e il flutto profondo del mare
e il guadagno e la perdita.
Una corrente sottomarina
gli spolpò le ossa in sussurri. Mentre affiorava e affondava
traversò gli stadi della maturità e della gioventù
entrando nei gorghi.
Gentile o Giudeo
o tu che volgi la ruota e guardi nella direzione del vento
pensa a Fleba, che un tempo è stato bello e ben fatto al pari te.
La Svizzera ha montagne, valli, colline e laghi, ma non ha mare. L'Italia è una penisola tutta circondata dalle acque. Il braccio di mare che la separa dalle coste africane è pieno di morti per acqua, per ingiustizia, per indifferenza. Anche se, è giusto ricordarlo, molti sono stati salvati grazie a navi soccorritrici e a un senso di solidarietà umana in noi non ancora estinto.
«Morte per acqua» al giorno d'oggi è una espressione da consegnare, oltre che alle altezze poetiche, anche alle profondità del Mediterraneo. La poesia comunque aiuta per quel tanto (o per quel poco) che ci induce a pensare a tutti coloro che un tempo erano come noi mentre ora sono diversi, spolpati qual sono in sussurri da una corrente sottomarina. Pensieri tristi? O non piuttosto pensieri pensosi? In ogni caso non dimenticare i morti, e non solo agli inizi di novembre, rimane una via che ci sollecita a prenderci cura anche dei vivi.