Oggi, la storia

Il numeri della cattedrale

di Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri

  • 31.10.2014, 08:05
Pallottoliere russo (schoty) in legno, 1880, Trento, Collezione Irler

Pallottoliere russo (schoty) in legno, 1880, Trento, Collezione Irler

  • Courtesy sito Palazzo Esposizioni
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Oggi, la storia 31.10.14

Oggi, la storia 31.10.2014, 07:05

A Roma é aperta fino al prossimo maggio un’esposizione straordinaria anzi entusiasmante sui numeri e la loro storia (visita il sito dell'esposizione: Numeri. Tutto quello che conta, da zero a infinito). Portateci i ragazzi. Sembra infatti che gli studenti italiani non amino la matematica e – fatto più grave - che la nostra preparazione in materia sia fra le peggiori del mondo. Sono in molti a giudicare astrusa e vecchiotta l’immagine del sapere matematico proposta dalla scuola italiana. Ma fin da Pitagora e Platone sappiamo che i numeri sono fondamentali per “leggere” la realtà naturale: il libro del mondo è scritto con i numeri, immagine che molto prima di Galileo stava negli scritti di Agostino e Boezio.

Oggi vorrei indicare un esempio della presenza del numero, evidente e godibile esteticamente anche nel mondo di oggi. Propongo ovviamente un caso che nasce nel medioevo: penso allo straordinario luogo intorno al quale ruota ancora la vita di molte città moderne in Europa, la cattedrale. I romantici vi leggevano un’ispirazione misteriosa, una epifania poetica del mistero e paragonandolo a un bosco selvaggio, vedevano le colonne come alberi che intrecciavano i rami in alto nella penombra silenziosa e le navate come sentieri illuminati a tratti da lame di luce. Ma l’“uomo medievale” percepiva le cose diversamente. L’archetipo a cui guardavano i maestri costruttori delle cattedrali era quell’“elegante architetto divino” che secondo un filosofo del XII secolo, Alano di Lilla, aveva costruito il cosmo come un palazzo “usando il compasso” secondo le regole della geometria: la bellezza visibile era la manifestazione della ragione matematica della struttura interna. Così si legge per esempio nei verbali trecenteschi delle assemblee degli architetti impegnati nella costruzione del Duomo di Milano: tutti d’accordo che “senza la scienza aritmetica l’arte non vale”, se mai si discuteva se la forma di riferimento fosse il quadrato o il triangolo equilatero. Questa è l’idea che spiega perché le cattedrali hanno sfidato il tempo. La luce che irrompeva in linee rette dalle vetrate era l’altra materia - “la prima e la più sottile” - che esaltava la struttura matematica innescando quella emozione che noi oggi definiamo estetica.

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