
Oggi, la storia 11.12.14
Oggi, la storia 11.12.2014, 07:05
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A Roma, l’11 dicembre 1941, alle 15, dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini fece alla folla un brevissimo discorso in cui disse che le potenze dell’Asse, “l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista, sempre più strettamente unite, scendono oggi a lato dell’eroico Giappone contro gli Stati Uniti d’America”. Il giorno dopo la stampa italiana riportò il testo del discorso segnalando le reazioni della folla: “applausi vivissimi” e “vibrantissime acclamazioni” per l’Italia, la Germania e il Giappone, “fischi prolungati” per gli Stati Uniti d’America. Gli italiani erano già in guerra da 17 mesi contro la Francia e l’Inghilterra, poi anche contro l’Unione Sovietica dal giugno 1941. La registrazione radiofonica conferma le reazioni riferite dai giornali; ma a distanza di settantatre anni da quell’evento, ci si domanda quali fossero i reali sentimenti degli italiani nell’apprendere che l’Italia aveva deciso di combattere contro il gigante americano, che nel 1917, intervenendo nella Grande Guerra a fianco della Francia, dell’Inghilterra e dell’Italia, era stato decisivo per la loro vittoria contro la Germania e l’Austria. Un altissimo gerarca del regime fascista, Giuseppe Bottai, allora ministro dell’Educazione Nazionale, così commentò nel diario il discorso del duce e la reazione della folla: “Sono le tre. Quella folla ha fame. Non grida, non urla: languisce. Mussolini parla breve e scialbo: non una formula scintillante e captante esce dalla sua voce forzata. Al ‘vinceremo’ finale, la gente si disperde rapida, verso i deschi razionati.” Di tono leggermente diverso il commento nel diario di Galeazzo Ciano, genero di Mussolini e dal 1937 ministro degli Esteri: “Un discorso breve e tagliente che cadeva su una piazza traboccante di folla. Molto calore filonipponico … La manifestazione, però, nel suo complesso, non è stata molto calorosa: non bisogna dimenticare che erano le tre del pomeriggio, la gente aveva fame, e la giornata piuttosto rigida. Tutti elementi poco adatti per eccitare all’entusiasmo”. Secondo due massimi gerarchi del fascismo, fame e freddo erano la causa dello scarso entusiasmo della folla. Gli informatori della polizia riferivano invece che la maggioranza della gente non era entusiasta perché riteneva “impossibile una vittoria dell’Asse ora che gli Stati Uniti sono direttamente entrati in lizza.” L’11 dicembre di settantatre anni fa, nell’Italia in guerra, la gente capiva e prevedeva meglio del duce e dei gerarchi, che governavano convinti di capire e prevedere tutto.