Oggi, la storia

Il senso del piacere

Rete Due, venerdì 9 maggio, 07:05

  • 09.05.2014, 09:05
John Stuart Mill

John Stuart Mill

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A che cosa servono le parole che ascolterete nei prossimi tre minuti? Forse a nulla, almeno così mi auguro. Se le mie parole riusciranno ad attirare la vostra attenzione e magari anche a suscitare qualche riflessione, avranno avuto un senso. E non è cosa da poco, credo, questa esperienza del senso: un’esperienza che appartiene, sempre di più, solo a ciò che è “inutile”, che sta fuori dall’utile; un’esperienza sempre più difficile da accogliere e da apprezzare, in un’epoca che enfatizza ed esaspera il criterio dell’utilità.
“A che cosa serve”? Rispondere a questa domanda, ormai pervasiva, significa infatti valorizzare ciò che scegliamo solo in quanto mezzo, mezzo per uno scopo che, a sua volta, sarà poi valorizzato come mezzo per qualcos’altro, con il rischio di non riuscire a sperimentare il valore e il significato stesso di ciò che stiamo vivendo. Non a caso il nostro tempo è spesso definito l’epoca dell’insignificanza.
È bene ricordare allora che il concetto di utile sta alle radici di un’importante prospettiva etica della modernità, fondata su un’attenta descrizione del senso dell’esistenza e delle sue motivazioni e che a intuirne, con straordinaria lungimiranza, le attuali derive e contraddizioni fu il filosofo John Stuart Mill, di cui ricorreva ieri l’anniversario della morte, avvenuta nel 1873.
Nel 1861 Mill aveva dato alle stampe un importante saggio sull’utilitarismo, di cui condivideva i fondamenti esposti da Jeremy Bentham: la convinzione che le scelte degli uomini siano mosse dalla ricerca del piacere e che dunque il bene coincida con ciò che è utile per soddisfare questo desiderio.
Mill contesta però l’impostazione quantitativa di Bentham, secondo cui la bontà di una legge si misura sulla quantità di felicità goduta dal maggior numero di individui, e apre invece ad una prospettiva qualitativa, attenta alla qualità dei piaceri, al valore della vita umana che sa esprimere le sue preferenze: preferenze in cui il concetto di utilità riesce a manifestare il suo intrinseco legame con il senso e con le finalità dell’esistenza.
“Nessun essere umano intelligente- scrive- acconsentirebbe a divenire uno sciocco, nessuna persona istruita vorrebbe essere un ignorante nessuna persona di fine sentire e di coscienza vorrebbe essere egoista e vile anche se fossero persuasi che lo sciocco, il somaro e il furfante sono più soddisfatti della loro sorte di quanto essi non lo siano della propria.”E aggiunge: “meglio essere un uomo insoddisfatto che un porco soddisfatto; meglio essere Socrate insoddisfatto che un imbecille soddisfatto. E se l’imbecille e il porco sono di opinione diversa, questo è dovuto al fatto che essi conoscono della questione solo l’aspetto che li riguarda”.
Considerazioni illuminanti e attualissime.

di Lina Bertola

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