Karl Jauslin, Il terremoto del 1356, Collezione privata
Karl Jauslin, Il terremoto del 1356, Collezione privata (Wikipedia)

Il terremoto di Basilea

di Denise Tonella

 

È il 18 ottobre 1356. A Basilea, cittadina tardomedievale di circa 7'000 abitanti, sta per tramontare il sole autunnale. Nelle case, le cuoche di turno iniziano a preparare la cena e le prime stufe vengono accese per riscaldare il soggiorno. Le botteghe stanno per chiudere e i fabbri modellano gli ultimi pezzi di metallo della giornata nelle loro fornaci ardenti. Nelle chiese, le candele illuminano gli altari. La vita insomma, segue il suo corso abituale.

È a questo punto che avviene un fenomeno del tutto inatteso e tragico. Verso le 18, l’intera città viene sorpresa da diverse scosse sismiche. Nel panico, molti scappano in strada. Seguono alcune scosse più deboli. Poi, nella notte, la scossa più forte: un terremoto distruttivo con una magnitudo compresa – secondo i calcoli del Servizio Sismico Svizzero – tra 6,5 e 7 sulla scala Richter. I camini cadono dai tetti e i campanili delle chiese vengono scossi a tal punto da far suonare le campane da sole. Parti della cinta muraria crollano. E, più distruttivi ancora del terremoto, i vari fuochi accesi fanno divampare un incendio inarrestabile. Per molti giorni la città brucia.

Il terremoto del 1356 è la più grande catastrofe che abbia mai colpito la città renana. Un fenomeno che si verifica all’incirca ogni 1500 anni in Svizzera e la cui intensità è senz’altro stata avvertita a molti chilometri di distanza. Le fonti storiche e le rilevazioni archeologiche non permettono di quantificare con certezza l’entità dei danni. Certo è che le fonti scritte dell’Europa medievale non conoscono simili livelli di devastazione causati da un terremoto. Molti edifici in sasso sono stati danneggiati e numerosi abitanti della città si sono ritrovati senza tetto. Inoltre, una sessantina di castelli nobiliari sparsi nel contado hanno subito danni. La notizia della catastrofe è giunta persino a Francesco Petrarca, come testimonia un suo scritto. Miracolosamente sembra invece che ci siano stati pochi morti, e questo ha senz’altro aiutato la popolazione a reagire in fretta per rendere nuovamente abitabile la città. Inoltre, alle porte dell’inverno e con la minaccia dell’espandersi di epidemie, il sindaco di Basilea Konrad von Bärenfels sapeva di dover reagire al più presto. Davanti alle mura della città vennero installate numerose tende e capanne per poter accogliere i senza tetto. I villaggi di campagna, molto meno colpiti dal terremoto, hanno probabilmente rifornito la popolazione con derrate alimentari. Otto mesi più tardi, nel giugno del 1357, la situazione si era normalizzata ed entro il 15 agosto dello stesso anno le ultime tende di senza tetto vennero disinstallate. La città, grazie allo sforzo dei suoi governatori e all’aiuto dei vicini, è riuscita a riprendersi con estrema velocità dalla più grande catastrofe che l’abbia mai colpita.

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