Oggi, la storia

Imparare dall’antica Grecia?

di Markus Krienke

  • 17.05.2016, 12:40
iStock_unioni_civili.jpg
  • iStock

Oggi, la storia
Martedì 17 maggio 2016 - 07:05

Come ultimo paese dell’Europa occidentale, e dopo il monito dell’Europa, l’Italia ha introdotto una legge sulle cosiddette “unioni civili”, creando una situazione molto paragonabile alla Svizzera, all’Austria o alla Germania: mentre questo istituto resta istituzionalmente distinto dal matrimonio, le sue norme risultano largamente identiche, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti economici, previdenziali e patrimoniali. E se nel frattempo ci si è già affrettati di ricordare ai “cattolici”, o comunque a chi è contrario, il rispetto di queste norme, bisogna rivolgere l’identico sollecito anche a chi le vede insufficienti perché mira alla stepchild adoption e al “matrimonio gay”. Infatti, nel dibattito di questi giorni non di rado si chiama “omofoba” qualsiasi posizione che non ammetta l’accesso delle coppie omosessuali alle istituzioni di “matrimonio” e “famiglia” a tutti gli effetti.

L’odierna “Giornata internazionale contro l’omofobia” è occasione di interrogare la prospettiva storica in merito. E’ dal 2004, infatti, che si ricorda ogni anno il 17 maggio 1990 quando l’Organizzazione mondiale della sanità (WHO) rimosse l’omosessualità dalla lista internazionale delle malattie mentali. Ora, dai fautori per il pieno riconoscimento del “matrimonio gay” viene spesso ricordato l’esempio dell’antica Grecia in cui l’omosessualità maschile non era soltanto liberamente accettata, ma in certi ambienti addirittura idealizzata: da un lato, nel militare per aumentare lo spirito combattivo, e dall’altro lato tra il mentore anziano e l’amante giovane per perfezionare l’insegnamento dei più alti ideali utili per l’ingresso in società. Il fatto che questo riconoscimento sociale dell’omosessualità si basava sull’apprezzamento della bellezza maschile e sulla discriminazione della donna (di quella femminile abbiamo soltanto pochi cenni storici dall’isola di Lesbo), è storicamente senz’altro relativo.

Ciò che rende però tale argomento inutile al fine dell’equiparazione del “matrimonio gay” oggi è il fatto che nella stessa antica Grecia l’omosessualità era riconosciuta fin quando non impediva il matrimonio o la procreazione. Certamente non esiste nessun collegamento tra il riconoscimento delle unioni civili e il problema demografico in Europa, ma sembra degno di nota che i Greci vedevano l’apprezzamento dell’omosessualità insieme con una garanzia dell’istituto del matrimonio eterosessuale. E’ come dire che la legge sulle “unioni civili” non deve portare al diritto dell’adozione o del matrimonio per coppie gay, ma all’obbligo di un deciso rafforzamento della politica per la famiglia. Anche in questo, ahimè, l’Italia è agli ultimi posti in Europa.

Ti potrebbe interessare