Nei primi mesi del 1772 una femmina d’elefante di circa due anni partì dal Bengala su una nave della Compagnia delle Indie, per essere donata al re di Francia Luigi XV. Dieci mesi dopo l’esotico animale sbarcò in Bretagna e trotterellò sino alla reggia di Versailles, dove per dieci anni fu una delle attrazioni della corte. L’elefantessa morì nel 1782, dopo essere caduta nelle acque di un canale del parco. La sua pelle fu conciata, tesa sopra uno scheletro di legno e infine esposta nel Museo nazionale di Storia naturale di Parigi.
Trent’anni dopo, nel 1812, Napoleone Bonaparte regalò l’elefantessa – o meglio quello che ne restava – al Museo di Pavia. Presto dimenticata, ha trascorso gli ultimi sessant’anni in un sottotetto. Pochi giorni fa è tornata alla luce con un trasloco non facile, tenuto conto che pesa mezzo quintale ed è alta quasi tre metri. Ora si prepara il restauro e l’esposizione al pubblico se si riuscirà, con un’apposita campagna, a raccogliere fondi sufficienti. Chi donerà di più, potrà anche dare un nome all’elefantessa, che per ora ne è sprovvista.
È una storia curiosa, ma non unica nel suo genere. Nel 1515, esattamente cinquecento anni fa, il sultano indiano Muzafar II mandò un rinoceronte in dono al re del Portogallo Manuele I. L’anno successivo il re volle offrirlo al papa Leone X ma la nave che trasportava il rinoceronte naufragò nel golfo di La Spezia. Il povero animale morì annegato e, dopo essere stato recuperato, arrivò a Roma impagliato. Non sappiamo poi che fine abbia fatto.
Durante il suo soggiorno a Lisbona il rinoceronte destò grande curiosità e fu persino organizzato un combattimento con un elefante, che però si diede alla fuga. Una lettera con uno schizzo e una descrizione del rinoceronte giunse a Norimberga e diede ad Albrecht Dürer l’ispirazione per un disegno dove il rinoceronte appare imponente e terribile; sembra indossare un’armatura istoriata. Nonostante alcune inevitabili imprecisioni questa immagine ebbe immensa fortuna e a metà del Cinquecento fu riprodotta anche nella monumentale Storia degli animali del naturalista svizzero Conrad Gessner.
Sono racconti di improbabili animali viaggiatori, scherzi del destino, e quindi forse adatti all’inevitabile leggerezza di questo 1 aprile.
