
Oggi, la storia 10.04.15
Oggi, la storia 10.04.2015, 07:05
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Il 10 aprile del 1583 nasceva in Olanda Ugo Grozio considerato uno dei padri del contratto sociale, teoria fondamentale per spiegare la nascita della comunità civile e fondare la legittimità dello stato.
Il contratto postula innanzitutto la volontà degli uomini di uscire dallo stato primitivo di natura dominato dalla legge del più forte e quindi violento e insicuro: è una volontà – scrive Grozio d’accordo su questo con Aristotele - fondata sulla “ spiccatissima tendenza propria della specie umana alla vita sociale”. L’uomo capace di formulare norme generali mira con “questa attività razionale, fonte del diritto propriamente detto, alla conservazione della comunità”. Grozio – dicevo - è uno dei padri, ma non l’ unico padre, dell’idea che in nuce è presente già nei sofisti e in Epicuro. Si crede generalmente che l’idea di contratto sociale sia scomparsa da allora per secoli riapparendo solo nella modernità. Ma oggi vorrei ricordare che un certo Manegoldo di Lautenbach nato nel 1040 - autorevole teologo ai suoi tempi - scrisse nel suo Liber ad Geberhardum che i regni nascono da un pactum fra re e popolo che si affida al sovrano per ricevere sicurezza e pace in cambio di obbedienza. Un patto come ogni contratto deve essere mantenuto da entrambi i contraenti pena l’annullamento. Scrive Manegoldo:”Se il padrone affida un gregge di maiali dietro compenso a un pastore che invece di accudire e pascolare le bestie le manda al macello, legittimamente il patto è cancellato con tutte le conseguenze”. Se lo scioglimento del contratto è legittimo in situazioni così elementari – nota il teologo - tanto più lo sarà riguardo a un patto così importante come quello sociale. Il re, che invece di governare con giustizia il popolo, lo conduce alla rovina o lo deruba, deve quindi essere deposto.
Questo scriveva il nostro Manegoldo in un’epoca in cui dominava la concezione del regno gratia Dei, fondato sull’idea di un potere assoluto e inattaccabile. Straordinario, mi pare.
