
Oggi, la storia 29.09.14
Oggi, la storia 29.09.2014, 09:38
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Giovedì scorso ha avuto luogo un referendum estremamente importante: gli scozzesi sono stati chiamati ad esprimersi a proposito dell’indipendenza dalla Gran Bretagna. L’85% degli elettori si sono recati alle urne e il risultato, come tutti sanno, è stato a favore della permanenza della Scozia nell’Unione con il 55% dei voti favorevoli. Il referendum ha tenuto molti col fiato sospeso. La presenza di numerose regioni che rivendicano in modo più o meno radicale l’indipendenza in Europa ha fatto tremare i politici che temevano una sorta di contagio “scozzese”.
Ma da dove trae origine questo rapporto di amore e odio tra i due paesi? Già all’epoca della conquista romana da parte di Adriano si nota una chiara distinzione tra Inghilterra e Scozia. Adriano fallì nel suo intento di conquistare il territorio scozzese e fece costruire una muraglia, il vallo d’Adriano, tra Newcastle e Solvay Firth, praticamente nelle vicinanze dell’odierna frontiera tra Scozia e Inghilterra.
Parecchi secoli dopo, dal XII secolo, la Scozia divenne vassalla dei sovrani inglesi. Un momento decisivo per i due paesi fu il periodo della Riforma in cui Giacomo VI (1566-1625) venne incoronato re di Scozia e d’Inghilterra. Giacomo era figlio della famosa Maria Stuarda (1542-1587), di origine appunto scozzese, che aveva cercato col sostegno francese di ascendere al trono inglese, difendendo il cattolicesimo contro il movimento riformatore che aveva trovato in Enrico VIII Tudor (1491-1547) un sostenitore. Con Giacomo VI abbiamo dunque un’unione personale dei due paesi, che pur restavano di fatto separati, avendo entrambi un parlamento e mantenendo la propria autonomia in materia religiosa (in Inghilterra la chiesa anglicana, in Scozia era invece forte il calvinismo).
Con la Gloriosa Rivoluzione del 1688 e la cacciata degli Stuart vediamo di nuovo ricominciare le tensioni, anche perché in Scozia rimasero numerosi i sostenitori cattolici di questo casato. Nel 1707 la situazione si fece ancora più complicata, perché la ratifica da parte dei due paesi dell’Act of Union portò allo scioglimento del parlamento scozzese: tra i punti principali a favore di quest’unione vi erano per la Scozia gli indubbi vantaggi economici. Gli scozzesi ottennero infatti sostegno in caso di debiti e la possibilità di accedere ai mercati inglesi (anche coloniali).
Negli ultimi anni il dibattito intorno all’indipendenza si è fatto più virulento e nel 1997 il 74% della popolazione ha votato a favore dell’autonomia, riportando dopo 300 anni il parlamento scozzese a Edinburgo. La votazione della scorsa settimana è dunque uno dei tanti episodi che hanno marcato la storia dei rapporti, non sempre facili, tra Scozia e Inghilterra.
Simona Boscani Leoni