Oggi, la storia
Martedì 26 gennaio 2016 - 07:05
Tra le manifestazioni di domenica scorsa in cento piazze d’Italia e l’attesa del Family Day di sabato prossimo, le controversie sul “ddl Cirinnà” sono entrate nella loro “fase calda”. Considerando i dibattiti e le modifiche legislative in quasi tutti i paesi europei negli anni passati, capiamo che in prospettiva storica non possiamo non parlare di un cambiamento di paradigma dell’idea di famiglia e, con essa, di idea di società in quanto tale. In questa situazione uno sguardo storico “aggiusterebbe” però quell’immagine contesa di famiglia “tradizionale” nella testa della maggior parte dei manifestanti, sia di chi la contesta, sia di chi la difende.
Innanzitutto tale sguardo storico ci direbbe che l’idea di una famiglia di due–tre generazioni, economicamente ed emozionalmente stabile, luogo di calore privato in una società che assegnava ruoli chiari a uomini e donne, può caratterizzare cum grano salis la società europea in una finestra storica molto stretta, tra gli anni ’50 e ’60 del ’900. Fino al secolo precedente, questo nucleo non solo non comprendeva quasi mai la generazione dei nonni, ma abbracciava anche le persone in servizio della casa e inoltre parenti, spesso cugini o zii, rimasti scapoli o con le loro famiglie. La funzione sociale della famiglia non si riduceva quindi all’ambito stretto della “famiglia piccola”; ma essa doveva dimostrarsi un’unità sociale flessibile, sebbene con un nucleo sempre ben definito, non soltanto per quanto riguarda la base del matrimonio, ma anche in riferimento alla sua struttura decisamente patriarcale.
Tale struttura però impediva di pensarla basata sull’amore reciproco tra i coniugi, in vista dell’autorealizzarsi personale ed emotivo dei suoi componenti, o come luogo di vivere la “maternità” o “paternità” nell’educazione della prole. Questi elementi, insieme al progresso sociale e scientifico, hanno molto contribuito alla “nobilitazione” della famiglia nel corso del secolo scorso, addirittura fino a mettere oggi in discussione l’istituzione stessa, quel “nucleo familiare” che è rimasto il continuo punto di riferimento attraverso le fasi storiche.
Non tutti quelli che stanno difendendo la “famiglia classica” sono quindi conservatori di un’idea degli anni ’50 o ’60, restii al riconoscimento di un cambiamento sociale notevole che riguarda l’ambito delle convivenze e i diritti di chi si assume nella sua autorealizzazione delle responsabilità per altri. Tra loro c’è anche chi ribadisce semplicemente ciò che insegna la storia, domandandosi qual è il punto di riferimento nel e attraverso il cambiamento.